sabato 7 maggio 2016

“Io e Napoli” al teatro Diana: Gino Rivieccio, un napoletano verace con garbo e orgoglio

E’ proprio il Gino Rivieccio che t’aspetti quello di “Io e Napoli”, spettacolo che chiude il cartellone 2015-2016 del teatro Diana di Napoli. Poliedricità, notevole ed elegante presenza scenica e comicità garbata, acuta, che cerca di scavare almeno un minimo in profondità, cosa che oggi si verifica sempre meno. Diverse battute posseggono la struttura delle classiche barzellette ma appaiono funzionali a raccontare vizi e virtù di Napoli. Il rapporto di Rivieccio con la città è in fin dei conti al centro di tutta la rappresentazione, che si presenta come un contenitore di cose di diversa natura proprio come l’opera dello scultore Lello Esposito che campeggia centralmente davanti al fondale. Una testa di San Gennaro con il corpo a forma di corno, un’insolita armonia della convivenza tra sacro e profano. Un modo efficace di raccontare semplicemente con un’immagine la città, i suoi abitanti e la relativa cultura. Rivieccio si prodiga in monologhi comici, recita poesie, dà vita ai suoi personaggi storici (un Bassolino deluso per la mancata ricandidatura a sindaco di Napoli, il tassista, il cameriere), canta note antiche e più moderne insieme alla straordinaria Fiorenza Calogero (si passa da Libero Bovio a Pino Daniele con gran disinvoltura), accompagnato dal pianoforte di quell’Antonello Cascone già arrangiatore di Andrea Bocelli. Uno spettacolo godibilissimo, quasi fuori dal suo tempo, che aggira efficacemente la retorica e trasmette l’orgoglio di essere napoletano del protagonista. Perché, in fondo, “Napoli è uno stato d’animo”. I testi sono di Gino Rivieccio e Gustavo Verde, la regia è di Giancarlo Drillo.  
 
Cristiano Esposito
 
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martedì 19 aprile 2016

“Tutti per uno uno per Titty”: la Bolignano mattatrice assoluta al Cilea di Napoli

maria bolignano teatro napoli made in sud
Il monologo di Maria Bolignano che apre “Tutti per uno uno per Titty” fa già presagire ciò che lo spettacolo rappresenterà: quasi un pretesto per dar libero sfogo alla verve colorita e alle peculiarità dell’attrice comica di “Made in sud”. Dopo “Caburlesc”, insomma, il registro cambia ma non troppo. Torna il personaggio della donna matura e single, non particolarmente desiderata e che qui arriva a parlare con gli elettrodomestici dandogli un nome. Tornano alcune delle battute migliori del repertorio della Bolignano e i caratteri della colf ucraina, della terzignese e della milf (portata al successo in tv su "Made in sud"). A rendere possibile la compresenza di tutte queste cose è un’idea di commedia partorita da Alessandro Siani e sviluppata dalla stessa protagonista. La Titty del titolo è una vivace single di oltre quarant’anni che, con l’ausilio dell’amica Antonia, prova a conquistare il suo affascinante vicino di casa Sebastiano (Maurizio Aiello) impersonando diverse tipologie di donne. Il lieto fine telefonato non condiziona la soddisfazione del pubblico. Le risate sono numerose nonostante qualche battuta un po’ forzata, mentre la Bolignano si conferma un travolgente animale da palcoscenico grazie anche alla regia di Gianluca Ansanelli che imprime un buon ritmo per consentirle di esprimersi al meglio. Si prodiga brillantemente pure in un tango con Maurizio Aiello, la cui interpretazione risulta un po’ troppo impostata e bozzettistica. Ben figurano anche la bravissima Giuseppina Cervizzi e il versatile Marco Critelli. Presente solo con la sua voce una Nunzia Schiano che comunque colpisce nel segno. Meritano una menzione le musiche originali di Bosnia e Gallo, per una produzione che globalmente offre un buon intrattenimento.

Cristiano Esposito

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sabato 9 aprile 2016

“Ancora?!”: Paolantoni e Sarcinelli di nuovo insieme sul palco del Cilea di Napoli

Francesco Paolantoni e Stefano Sarcinelli tornano a incrociare le loro strade di artisti e ci ricordano come e perché a metà anni ‘90 arrivarono, insieme a Maurizio Casagrande, a vincere un Telegatto con la napoletanissima trasmissione radiofonica “A tutti coloro”.  “Ancora?!” è perlopiù un collage di sketch e personaggi storici del duo, risalenti anche a trent’anni fa, come nel caso degli esilaranti provini. A fare da collante la musica eseguita dal vivo da Ugo Gangheri (chitarra acustica e voce), Antonio De Carmine (chitarra elettrica) e Carletto Di Gennaro (percussioni).

Il mattatore è in primis Paolantoni, coadiuvato in maniera sempre efficace dal suo compare Sarcinelli. Manca Robertino ma ritroviamo il mago Spak, il personaggio stralunato che domanda continuamente “Scusa ma tu suoni?”, Vanessa, De Lollis e Gino Ramaglia. Si gioca anche sui classici, come quando i due impersonano Romeo e Mercuzio o rileggono la Divina Commedia. Sempre con leggerezza e garbo, anche quando il meccanismo comico è innescato dal doppio senso. Un elemento centrale è senz’altro l’intesa e la complementarietà tra Paolantoni e Sarcinelli, con il primo che tocca a più riprese il secondo come faceva Totò con Peppino. Fino ad arrivare alla citazione diretta ed esplicita del film “Totò, Peppino e i fuorilegge”. Si finisce con una serie di battute secche alternate dai due e con il pubblico, in buona parte cresciuto con quei personaggi e con quel tipo di comicità ormai sempre più raro, che applaude calorosamente e soddisfatto a questa reunion, basata più sul gusto di ritrovarsi in scena che su un’idea o un testo particolare.

Cristiano Esposito
 
   
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sabato 2 aprile 2016

Intrattenimento di qualità a bordo della “Buena Onda”: Papaleo-Esposito al Diana di Napoli

“Buena Onda”, produzione del Nuovo Teatro di Marco Balsamo, è innanzitutto uno spettacolo che trasforma efficacemente la sala teatrale nella pancia di una nave da crociera. E lo fa senza suggestioni indotte da semplicistici effetti visivi o sonori, soltanto attraverso un mood e un’arte capaci di far volare fino all’oceano l’immaginazione degli spettatori. Rocco Papaleo e Giovanni Esposito (che prima dello spettacolo accolgono in sala le persone che man mano prendono posto) si dimostrano eccellenti affabulatori e narratori di storie umane tra duetti, monologhi e canzoni, accompagnati da Francesco Accardo alla chitarra, Jerry Accardo alle percussioni, Guerino Rondolone al contrabbasso e Arturo Valiante al pianoforte. Papaleo impersona Gegè Cristofori, malinconico cantante che lavora sulla nave; Esposito è invece Ruggero Chiaromonte, il comandante della “Buena Onda” che pretenderebbe dal primo una maggiore spensieratezza, anche perché “il jazz è inopportuno”. Ma, si sa, su una nave da crociera è sempre festa e a Chiaramonte mancano i giorni feriali: ecco che anche in lui esce fuori alla distanza una certa mestizia. Un ruolo importante lo gioca poi il pubblico, che viene a più riprese coinvolto nella narrazione e rappresenta i viaggiatori della nave. Il meccanismo metateatrale arriva al paradosso di frenare e raffreddare il calore della platea, quando questa esce fuori dalla parte assegnatagli.

Scritto da Valter Lupo, Valerio Vestoso, Giovanni Esposito e Rocco Papaleo, “Buena Onda” alimenta ancora una volta il tòpos del viaggio tanto caro a quest’ultimo. Una finzione decisamente riuscita, percorsa da un intrattenimento di qualità. Che mira a far ridere e a trasmettere qualche emozione, con una spruzzata di malinconia sempre pronta a far capolino dietro l’angolo. Proprio come accade nel film “Onda su onda”, il terzo lungometraggio diretto da Rocco Papaleo uscito nei cinema lo scorso febbraio, in cui ritroviamo il cantante Gegè Cristofori. Ritornando allo spettacolo, la regia di Valter Lupo accosta i vari sketch (da segnalare la rielaborazione di “Acqua minerale” del grande Achille Campanile) salvaguardando il ritmo e la coerenza di una messa in scena che il pubblico mostra di gradire fino al punto di accettare di trasformarsi in foca nel bis finale.

Cristiano Esposito

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sabato 12 marzo 2016

I tanti lati dell’essere umano: Ale e Franz al Cilea di Napoli

Sono sempre loro oltre vent’anni dopo, Ale e Franz. Giochi di parole, nonsense e surrealità racchiusi da una cornice di normalità. Il loro ultimo spettacolo, “Tanti lati - Latitanti”, è stato scritto in collaborazione con Antonio De Santis per la regia di Alberto Ferrari e sta girando i teatri di tutta Italia dallo scorso novembre. Il Cilea di Napoli ha risposto con un buon calore a questo collage di sketch incentrati sulla comunicazione e sulle relazioni interpersonali. Trovano spazio, tra l’altro, argomenti come l’omosessualità, la religiosità, la politica e la vecchiaia (esilarante il pezzo in cui i due protagonisti vestono i panni di due anziani). Il tutto per esplorare i tanti lati dell’essere umano, partendo dallo spunto fornito da alcuni scritti dei pazienti di un ex ospedale psichiatrico milanese. Tanti lati, visti da angolazioni diverse e insolite. Tra una poesia di Alda Merini, le note di “Destra-Sinistra” di Giorgio Gaber e la rivisitazione di uno sketch con Walter Chiari. L’essenzialità della scena, con solo un albero quasi tutto spoglio, un fondale nero, una luna che scende dalla graticcia e poche videoproiezioni, lascia libero sfogo all’incalzare dei dialoghi del duo comico milanese. Nessun costume particolare, tranne quando Franz dà vita alla statua di Sant’Antonio e a quella di San Michele; maggiore voce in capitolo invece per il disegno luci. I tanti lati vengono fuori anche grazie al trascorrere del tempo: la coppia del primo sketch si rincontra dopo vent’anni, così come Palmiro e Fidel, che si rivedono fuori ad un seggio elettorale. Il tentativo è quello di miscelare poesia e comicità, lasciando qualche sparuto margine all’improvvisazione. E risulta riuscito in buona parte, grazie al ritmo sostenuto ed ai testi che favoriscono una paradossale immedesimazione della platea con una decina di personaggi strambi ma molto umani.

Cristiano Esposito
    
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lunedì 15 febbraio 2016

Lo Shakespeare di Cappuccio stavolta cala gli assi Danieli-Arena

Il “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare riscritto da Ruggero Cappuccio ha tra i suoi principali punti di forza una coppia di pezzi da novanta a ricoprire il ruolo di protagonisti. Isa Danieli e Lello Arena, infatti, incantano il pubblico del teatro San Ferdinando di Napoli con maestria e grandi tempi comici. Sì, perché l’ironia è una componente centrale in questa messa in scena che trasferisce Titania e Oberon in un antico palazzo napoletano. I due all’apertura del sipario si trovano a letto e battibeccano in maniera esilarante alternando l’italiano aulico e antico, l’inglese e il dialetto partenopeo più verace. In casa loro ospitano un bizzarro carrozzone composto da elfi-clown, attori, pupazzi, marionette e musicisti, che tra sogno, favola, finzione e realtà diverte malinconicamente.

Uno spettacolo denso, impegnativo nei suoi diversi cambi di registro, nel suo mix di intrecci, dal linguaggio affascinante, che analizza Shakespeare e non lo tradisce. La regia di Claudio Di Palma valorizza il magnetismo della Danieli e di Arena ma concede allo stesso tempo il giusto risalto ai valenti Fabrizio Vona, Renato De Simone, Enzo Mirone, Rossella Pugliese e Antonella Romano. Contribuiscono fortemente a calare lo spettatore nell’atmosfera onirica da cui è partito Cappuccio i costumi di Annamaria Morelli, le scene di Luigi Ferrigno e le musiche di Massimiliano Sacchi. Una delle battute finali che Arena pronuncia sembra proprio risvegliare tutti i presenti: “siamo noi che ci siamo sognati a loro o sono loro che si sono sognati a noi?”. Abbiamo da poco assistito al momento in cui da Titania nasce la marionetta di Pollicinello, tanto ambita da Oberon. Poi il sogno si interrompe bruscamente e il carrozzone apprende mestamente che è arrivato il momento di chiudere. Ha avuto però il tempo necessario per ricordarci che, come sosteneva Carl Jung, solo una persona che dà ascolto ai propri sogni si realizza completamente.

Cristiano Esposito

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sabato 6 febbraio 2016

"Horror Comedy": risate e paura nel ritorno de I Ditelo Voi a teatro

i ditelo voi made in sud teatro napoli horror comedy“I ditelo voi” si lasciano alle spalle i tormentoni dei “Gomorroidi” e voltano pagina, con questa “Horror Comedy – La comedia de los orrores” scritta e diretta insieme a Francesco Prisco. Un ritorno a teatro che funziona e che intende miscelare il genere horror con la comicità più vicina al trio, ancora sulla cresta dell’onda a oltre vent’anni dalla formazione. La storia è quella di tre amici che vincono un weekend presso una villa del ‘700, vacanza premio che ben presto si rivelerà un incubo ad occhi aperti a causa di un'inquietante presenza paranormale. Uno di loro, interpretato da Raffaele Ferrante, ha due cuori, un'altro (Francesco De Fraia) è tormentato da una moglie gelosa e fedifraga e il terzo (Mimmo Manfredi) ha la mania dei concorsi a premi. Tra parodia e diversi richiami al cinema horror, con “L’esorcista” e “Saw – L’enigmista” in prima fila, i tre tengono bene il palco e si avvalgono di due valenti attrici quali Rita Corrado e Federica Totaro.

Al di là delle situazioni e delle battute, con qualche gioco di parole ogni tanto un po’ forzato, il vero motore comico di tutto è certamente Mimmo Manfredi, capace di trascinare il pubblico con le sue tirate vistose ed esilaranti. Il gran lavoro di luci (Stefano Lattavo), scene (Roberto Crea), audio (Peppe Sabatino) e semplici effetti speciali avvicina efficacemente la risata alla suspense. Da segnalare la voce di Maurizio Casagrande che la platea può riconoscere in alcuni frangenti. Uno spettacolo ben curato in cui, come era nelle intenzioni di chi lo ha messo in piedi, si ride e talvolta può capitare di saltare sulla poltroncina.


Cristiano Esposito

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