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giovedì 21 maggio 2015

Il nuovo viaggio del cosmonauta Barbieri parte dall’Acacia di Napoli

joe barbieri concerto teatro acacia napoli cosmonauta da appartamento tourE’ una serata di emozioni, di buona musica suonata da una band affiatata, guidata dalla voce sussurrata ma che scava nel profondo di Joe Barbieri. E’ la serata che dà il via ad un nuovo viaggio, il tour mondiale che fa seguito all’uscita di “Cosmonauta da appartamento” lo scorso 24 marzo. Un album ricco di sonorità, contaminazioni, estroverso ed universale, che Joe porterà da Fabio Fazio su Raitre il 6 giugno e poi a Tokyo, Seoul, Palermo, Milano e in Spagna, per ora. Accanto a lui i compagni di sempre: Antonio Fresa al piano, Sergio Di Natale alla batteria, Giacomo Pedicini al basso e al contrabbasso, Stefano Jorio al violoncello e Marcello Giannini alle chitarre elettriche. Ad arricchire il tutto in suggestioni e vivacità si aggiungono ora le percussioni di Robertinho Bastos. 

Joe Barbieri, un pigro con la necessità del viaggio e della continua sperimentazione, canta avvolto nelle solite scenografie e luci essenziali ma d’effetto. Stelle d’argento che pendono dalla graticcia, barchette di simil-carta con piccoli led nascosti all’interno, adagiate sul palco verso il boccascena. E si parte con l’alternanza di brani nuovi e vecchi: “Itaca”, “Fammi tremare i polsi”, “Il cielo”, omaggio a Lucio Dalla, “Cicale e chimere”, già cantata con Tosca, “Subaffitto”, “Lacrime di coccodrillo”. E poi “La matematica di un sentimento”, “Nel bene e nel male”, “Onda schiva”,  “Tu sai, io so” (nel disco, duetto con Peppe Servillo), “Leggera”, “Sostanza e forma”. Finale decisamente in crescendo con una “Scusami” da brividi, così come “Normalmente”. Ovazione per il ritmo di “Zenzero e cannella”, poi a chiudere “Chiedi alla polvere” e “Microcosmo”, spunto per i notevoli assoli dei musicisti. Le sorprese non finiscono qui e ad aprire i bis arriva un secondo, sentitissimo tributo. “Non sai quanto mi manchi e forse oggi di più”: è il culmine dell’emozione per le parole di e per quel Pino Daniele che produsse il primo disco di Joe. Arrangiamento ed esecuzioni magistrali, per una “Che ore so’” strepitosa. Le ultime note sono quelle del primo singolo del nuovo album, “L’arte di meravigliarmi”, e del brano che gli dà il titolo, “Cosmonauta da appartamento”. Si finisce con i musicisti tutti in piedi, tutti percussionisti attorno alla chitarra e alla voce di Joe, capace di abbracciare tutti. E capace sempre di ritagliarsi uno spazio importante e davvero originale per liberare il suo talento al di fuori delle logiche industriali e commerciali. Buon viaggio Joe, cosmonauta raffinato della musica.

Cristiano Esposito

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venerdì 17 gennaio 2014

Rocco Papaleo grande mattatore in "Una piccola impresa meridionale" al teatro Diana di Napoli

La piccola impresa meridionale di entertainment di Rocco Papaleo arriva anche a Napoli, conquistandola con musica, poesia, comicità, storie e interazione col pubblico. Uno spettacolo, scritto con Valter Lupo che cura anche la regia, che valorizza al massimo l'artista lucano capace di recitare, emozionare, far ridere, scrivere canzoni, cantare, accennare qualche passo di danza e intrattenere con carisma, simpatia e magnetismo.  Il tutto tra il panino con la frittata sponzato della mamma, "che non si batte", già visto in "Basilicata coast to coast", lo splendore della risata di un figlio capace di formulare stupefacenti pensieri poetici, riflessioni sagaci e il gioco con i musicisti che gli fanno anche da spalla.
  
Entrando in sala troviamo il mattatore in platea con la sua band a luci accese e sipario aperto, ad accogliere, salutare e far foto con il pubblico. Il grande momento professionale, soprattutto nel cinema, gli sta dando una fama sempre crescente ma ben presto scopriamo quanto tenga e sia a suo agio nel live. Improvvisa con sicurezza ma senza superbia, non nasconde ma capitalizza le sue origini veraci di uomo meridionale. Canta, racconta e recita senza mai prendersi troppo sul serio la sua terra, gli amori, anche omosessuali, la famiglia e le cose genuine dei piccoli paesi come il suo, Lauria. Le battute suscitano efficacemente la risata, oltre che grazie all'effetto sorpresa, con un avvicendarsi di toni seri e solenni ad altri repentinamente più concreti, che creano un dislivello esilarante. Rocco Papaleo sa come creare un'atmosfera intima e confidenziale col pubblico, che mostra di gradire quanto lui questo confronto, questa condivisione di ricordi, pensieri, impressioni. "Siamo un gruppo ormai, stiamo bene, andiamo in tournée insieme" dice agli spettatori napoletani, come forse dirà agli spettatori di ogni altra città in cui il suo spettacolo fa tappa. Ma il legame con Napoli è vero e lampante, qui dove, racconta, gli venne l'idea del film "Una piccola impresa meridionale" mentre recitava proprio al Diana in "Eduardo, più unico che raro!". Qui dove qualcuno dal fondo della sala gli urla "Canta Napoli!" e lui, pur se lievemente imbarazzato, intona deliziato "Te voglio bene assaje", accontentandolo con grande disponibilità.  Papaleo mostra di essere una persona normale fra la gente comune come chi popola le sue canzoni, svela qualche segreto dello spettacolo, fa anche suonare  qualcuno in platea. Ed è consequenziale il fatto che alla fine convinca il pubblico ad alzarsi in piedi per trasformarsi in tante foche divertite, anche solo per trenta secondi. E anche che non si riesca ad ubbidire alla sua proposta di uscire in silenzio senza applaudire dopo la poesia "Piaceri" di Brecht.
 
L'esperimento di teatro canzone di Rocco Papaleo riesce, attraverso un diario dal quale estrapolare storie che coinvolgono, divertono e appassionano. La "rosticceria di ricordi", bagnata qua e là nel surreale e nel non sense, è accompagnata dalle note di Arturo Valiante al pianoforte, Francesco Accardo alla chitarra, Jerry Accardo alle percussioni, Pericle Odierna ai fiati e Guerino Rondolone al contrabbasso. Che grazie allo spettacolo e al pubblico, a detta di Papaleo, da scarti di orchestre diventano un'orchestra vera e propria, nell'equilibrata alchimia di una piccola impresa meridionale di entertainment. 

Cristiano Esposito
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lunedì 2 dicembre 2013

“Song”, il nuovo progetto di James Senese & Napoli Centrale all’Arenile Reload di Napoli

L’Arenile Reload di Napoli si conferma casa della grande musica anche durante la stagione invernale. Sabato 30 novembre  per la rassegna musicale “Drop” è stata la volta di James Senese & Napoli Centrale esibirsi in un concerto davvero speciale. Il nuovo progetto del quasi quarantennale complesso partenopeo si chiama “Song” e mette in risalto gli artisti e il sound made in Naples. “Song” come la prima persona del presente indicativo del verbo essere in dialetto napoletano, simbolo di orgoglio delle proprie origini. Ma, allo stesso tempo, “Song” come canzone in inglese, perché la contaminazione è sempre stata alla base della musica dei Napoli Centrale. James e compagni hanno dimostrato al mondo che quando il dialetto napoletano incontra generi musicali nati fuori dall’Italia crea una ritmica eccezionale; attraverso uno slang nostrano si creano codici comunicativi straordinari e universali.

“Napoli Centrale non è una moda, è un linguaggio contro il sistema. C’è rispetto perché sanno che è un fatto serio”. James Senese racconta quanto il suono del neapolitan power sia ancora vivo e vegeto. Sono passati quarant’anni, eppure sembra ieri, da quando il fenomeno scosse il mondo musicale underground italiano e non solo. E lui è ancora qui, in prima linea, con “Song”, che è ancora una volta sperimentazione e tradizione popolare. Strepitoso personaggio, intervalla la grande musica della sua band con esilaranti aneddoti di vita e carriera raccontati alla sua, inconfondibile, maniera. “Il mio sax porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita”. E al pubblico arrivano tutte, con emozione e autentica, genuina napoletanità. Accompagnano James in questo viaggio Franco Saccoia alla chitarra elettrica, Freddy Malfi alla batteria, Gigi De Rienzo al basso ed Ernesto Vitolo alle tastiere. La scaletta è di quelle per palati fini: “Malasorte”, “Cammenanno” (scritta a quattro mani con Pino Daniele), “Campagna”, “Viecchie, mugliere, muorte e criaturi”, “Acquaiò l'acqua è fresca?” (dedicata ironicamente al decaduto Berlusconi), “Simme iute e simme venute”, “Charlie” (sentito omaggio a Charlie Parker), “La pansè”, “E' fernut' 'o tiempo”, fino all’ultima struggente “‘O nonno mio”.

In poche parole, una miscela esplosiva di jazz, rock, blues e fusion. Una vera e propria session di improvvisazione in cui talenti napoletani puri si esprimono liberi, a briglie sciolte. Il motore propulsore è ancora James Senese, che non si ferma mai eppure vorrebbe fare ancora di più. Lo studio di registrazione lo aspetta per un nuovo disco tra quindici giorni, con l’ipotesi Sanremo all’orizzonte. Sempre con il suo inseparabile sax, che suona le cicatrici della gioia e del dolore della vita.

Cristiano Esposito


 
   
                        
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mercoledì 2 ottobre 2013

Vinicio Capossela e la "Banda della posta" fanno ballare l'Arenile di Napoli


Per una sera l'Arenile Reload di Bagnoli (Napoli) si trasforma in un paesino dell'Alta Irpinia, in un'atmosfera tra sagra e sposalizio. Già, lo sposalizio; il corpo e il pane, il mattone fondante della comunità, consumato con cibo e musica umile, da ballare per favorire l'impegnativa digestione. Vinicio Capossela per questa nuova avventura si è scelto la "Banda della posta" come compagna di viaggio. A Calitri, provincia di Avellino, molti anni fa un gruppo di suonatori si ritrovava davanti all'ufficio postale nel corso di pomeriggi assolati. Montavano la cosiddetta "guardia alla Posta", per controllare e sorvegliare l’arrivo della tanto agognata pensione. Quando l’assegno finalmente arrivava , l'allegra combriccola tirava gli strumenti fuori dalle custodie e cominciava a suonare un repertorio immenso di mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantelle, quadriglie e foxtrot. Generi musicali, insomma, che imperavano nell’Italia degli anni '50 e '60, quando lo “sposalizio” era la principale occasione di incontro, musica e ballo. Alcuni componenti della "Banda della posta" hanno oggi tra i settanta e gli ottanta anni e un migliaio di sposalizi alle spalle. 

Il concerto di Napoli, prevalentemente strumentale e dedicato alla memoria di Rocco Briuolo, ci regala un inconsueto Capossela che balla con la folla più che cantare e incita a lasciarsi andare tra riso, coriandoli e stelle filanti. Un mix che fila via liscio di brani suoi, della Banda e di reinterpretazioni di altri artisti. Trovano spazio gli omaggi ad Adriano Celentano ("Si è spento il sole"), Salvatore Adamo ("La notte"), Rocco Granata ("Manuela") e Matteo Salvatore, cantore dello sfruttamento latifondista del Sud Italia.

Impossibile restare fermi, impossibile non voler bene a questi signori attempati, elegantemente vestiti alla maniera dei complessi d'altri tempi e con i volti segnati dal disgregarsi del tipo di comunità da cui provengono. Il pubblico gli tributa le giuste ovazioni, loro ringraziano radiosi e raggianti di soddisfazione. Peppino ha superato gli ottanta, è il più anziano e il più invocato a fine concerto. Non dispiace al pubblico il  Vinicio Capossela cerimoniere dal gusto western, anche se qualcuno si aspettava di assaporare "più Vinicio" in questo evento napoletano. Lui, follemente innamorato della "Banda della posta, ne ha prodotto un anno fa il primo disco, intitolato "Primo ballo"; venti brani tipici della zona dell'Irpinia che i musicisti calitresi della posta suonavano durante gli sposalizi nel corso degli anni '50. Capossela li ha portati con sé sul palco del "My Festival" di Patti Smith all'Auditorium Parco della musica di Roma e poi, sempre nella capitale, al concerto del primo maggio. Perché, afferma, «questo genere di brani regala un senso gioioso, rallegra, fa venire voglia di baldoria, si mette al servizio di una festosità che in passato affiorava soprattutto durante i cosiddetti sposalizi, quando il ballo rendeva le persone meno rigide, meno spigolose, le portava a inzupparsi di sudore e di vita e le faceva "sponzare"». Lo sposalizio dell'Arenile di Bagnoli si chiude con l'intervento dei "Posteggiatori tristi" e con l'organetto di "Ovunque proteggi", sul l'invito dell'istrionico, errante, randagio e sentimentale Vinicio ad abbracciarsi e volersi bene sempre.

Cristiano Esposito

                          
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venerdì 17 maggio 2013

Fausto Mesolella incanta il Trianon di Napoli col suo "Suonerò fino a farti fiorire"


Un concerto speciale al Trianon di Napoli, sempre più il teatro della musica del capoluogo campano. Fausto Mesolella, chitarrista della Piccola Orchestra Avion Travel nonché arrangiatore e compositore, battezza qui il suo nuovo spettacolo intitolato "Suonerò fino a farti fiorire". Stesso nome porta il suo primo progetto solista, realizzato all'età di 59 anni e che consiste in un cd con dvd allegato. “Ad un certo punto della mia carriera ho capito di aver un mio suono” – spiega il musicista – “dopo aver composto pezzi per colonne sonore, dopo aver prestato la mia chitarra al servizio di mezzo mondo, dopo aver curato produzioni, arrangiamenti e testi per tantissimi artisti, mi sono voluto fare un regalo con quest’album anomalo, perché di sola chitarra”. Dalla musica classica ai temi per colonne sonore di film, dai pezzi propri all’amata musica napoletana: undici tracce, sintesi di un percorso che, attraverso il solo suono della sua chitarra, racconta la storia del compositore Mesolella. Una chitarra virtuosa (o forse dovremmo dire quattro chitarre virtuose, alternate nell'arco dello spettacolo)  che regge egregiamente le due ore di concerto, in un viaggio musicalmente suggestivo tra Astor Piazzolla, Michael Jackson, Lucio Dalla, Gabriel Fauré e Almamegretta. E poi le canzoni scritte per Maria Nazionale e Gianmaria Testa, un classico come 'O sole mio, la colonna sonora con cui rimusicò "Il ladro di Baghdad" di Raoul Walsh ed un omaggio a Mario Monicelli. 

Fausto Mesolella crea un'atmosfera intimistica soltanto con le sue chitarre a fare da scenografia, Ferdinando Ghidelli alla pedal steel guitar e il suo pubblico. Passaggi repentini da un arpeggio ad una melodia, distorsori, pause improvvise, note essenziali ma di grande impatto emotivo che esplorano le potenzialità nascoste della chitarra. Riletture illuminanti e brani propri, di una delicatezza e raffinatezza rare, per uno spettacolo che prende il titolo da una frase tratta da un giornale degli anni Sessanta. "Lessi un articolo su una ricerca fatta in un manicomio a Roma. Alcuni medici avevano assegnato un tema ai pazienti. Uno di questi riempì totalmente il foglio con le parole <<Canterò fino a farti fiorire>>, che mi hanno colpito per la loro infinita poeticità. Per quanto ci sforziamo di capirle, non riusciremo mai a farlo in pieno". Fausto Mesolella ci dimostra quanto la musica, come la poesia, vada assaporata senza troppe interpretazioni. Fino al fiorire di un'emozione.


Cristiano Esposito
 
                         
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martedì 2 aprile 2013

Joe Barbieri chiude il suo tour mondiale con Fabrizio Bosso, respirando aria di casa

Prosegue la grande stagione musicale del teatro Trianon di Napoli, prosegue il grande marzo di "Trianon music live". Lunghi applausi a scena aperta per Joe Barbieri e Fabrizio Bosso ieri sera, per un concerto che ha entusiasmato ed emozionato i presenti in sala. Il cantautore partenopeo chiude qui il suo Respiro Tour, che tante soddisfazioni gli ha dato in giro per il mondo. E lo fa con un pensiero e un impegno pratico per la sua Napoli, recentemente offesa dall'incendio di "Città della scienza" e ora bisognosa di andare con "coraggio oltre l'infamia". Gli incassi della serata vanno in parte per la ricostruzione, così come quelli derivanti dalla vendita su ebay, che parte oggi, delle scenografie dipinte del tour appena concluso. 

Solita musica raffinata, elegante e ben suonata quella di Joe Barbieri e del suo quartetto formato da Antonio Fresa al piano, Sergio Di Natale alla batteria, Giacomo Pedicini al contrabbasso e Stefano Iorio al violoncello. Si parte con "Zenzero e cannella", brano che ha lanciato l'ultimo album "Respiro", "Fammi tremare i polsi", "Diamoci del tu" e "Scusami", lungamente applaudita per l'intensità e il testo toccante. Dopo "Le milonghe del sabato" e "Gira e rigira", che coinvolge il pubblico nei cori, entra in scena Fabrizio Bosso, eccezionale trombettista torinese. Insieme eseguono, divertendosi e divertendo, "Io che amo solo te", "Forma e sostanza", "Pura ambra", "Leggera", "In questo preciso momento" e "Lacrime di coccodrillo", che vede una meritata ovazione del pubblico per l'assolo di Bosso, mostruoso anche in "Étape par étape par étape". E' una serata di grande musica, frutto di bravura e grande complicità di Joe con la sua band di lungo corso, fatta di sorrisi e intesa perfetta. Il concerto si chiude con "Microcosmo", che chiama ancora una volta in causa i presenti per il coro e vede un lungo e travolgente assolo alla batteria di Sergio Di Natale. Bis chiesti a gran voce e che si materializzano con "Normalmente", eseguita dal solo Joe Barbieri con la chitarra, "In una stanca indifferenza" e "La voglia e la pazzia", portata al successo da Ornella Vanoni. Ancora applausi e ringraziamenti reciproci, con un emozionato "viva Napoli" finale di Joe fatto di speranza e gesti concreti.
 
Cristiano Esposito
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