lunedì 21 ottobre 2013

Marisa Laurito è "La signora delle mele" al teatro Cilea di Napoli


Sono Marisa Laurito e Giuseppe Zeno, protagonisti della commedia musicale "La signora delle mele", a dare il via al cartellone in abbonamento del teatro Cilea di Napoli. Il testo di Riccardo Manaò riscrive la novella di Damon Runyon «Madame La Gimp» ("gimp" in inglese significa zoppa e la Laurito entra davvero nel personaggio quando, ironia della sorte, durante la stagione scorsa si rompe il perone al terzo giorno di prove), da cui venne Frank Capra trasse ben due film: "Signora per un giorno" (1933) e "Angeli con la pistola" (1961). E' la storia di Annie (qui Regina), la barbona di Broadway col vizio dell'alcool, che vive di espedienti e vende mele, simbolo di New York, e di Dave "lo sciccoso", gangster che lascia intendere dalla sua prima entrata in scena di essere troppo buono per il "lavoro" che si è scelto. Convinto di ottenere dalle mele che acquista da Annie buona sorte nei suoi affari legati al proibizionismo, la aiuterà a trasformarsi nella signora che alla figlia lontana diceva di essere quando questa arriva in America col promesso sposo e suo padre.
 
L'avenue di Broadway, tutto apparenza e finzione di una realtà splendida e luccicante, rappresentato al tempo della grande depressione del 1929, si rispecchia nel personaggio di Annie, costretta però alla fine a rivelare la verità a sua figlia. Ad ogni modo, grazie ancora all'aiuto di Dave, nell'happy end trionferà ancora una volta la menzogna a mettere le cose in ordine. Più di trenta attori in scena, alcuni dei quali validi ballerini e cantanti anche se poco "sfruttati" dalla rappresentazione, e alcuni inconvenienti nei microfoni fanno perdere qualche parola al pubblico. Marisa Laurito riesce ancora a catalizzare l'attenzione anche se la sua tradizionale verve appare in qualche modo ingabbiata. I momenti migliori sono senz'altro quelli che la vedono alle prese con la musica, come nell'occasione della probabile citazione di "Casablanca", quando canta accompagnata al piano dal nero Charlie Jacobs Cannon. Giuseppe Zeno è a suo agio nel ruolo di Dave e mostra un buon physique du rôle, pur se anche qui il testo pare non dargli modo di fare qualcosa in più. Attorno a loro un cast di tutto rispetto di attori esperti come Mimmo Esposito (uno dei migliori certamente), Antonio Ferrante, Mario Santella e Giuseppe De Rosa. 
 
L'azione, tra voci afro americane, blues e jazz dei primordi e le grandi orchestre nere e bianche che facevano danzare il mondo e lo distoglievano dalla crisi, non decolla, troppo pochi e deboli i guizzi comici o drammatici. In questa favola moderna manca qualche invenzione per rendere il tutto più spettacolare; diversi personaggi appaiono troppo "normali", neutri, senza la necessaria caratterizzazione. Note positive i costumi di Mariagrazia Nicotra, le scene di Bruno Garofalo, che cura anche una regia corale e snella, proiettate su quinte e pannelli mobili con le immagini videografiche di Claudio Garofalo, e le (poche, per una commedia musicale) canzoni in pieno stile jazz composte da Nicola Piovani su versi di Vincenzo Cerami, che danno colore e consistenza alla messa in scena.

Cristiano Esposito

                          
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giovedì 17 ottobre 2013

La comicità che non invecchia: il ritorno dei Trettrè al teatro Cilea di Napoli

Oggi è ancora possibile ridere come si rideva una volta. Lo dimostra la reunion dei Trettrè al teatro Cilea di Napoli. I loro sketch surreali, demenziali ma con una buona dose di intelligenza (oggi sempre più rara), funzionano ancora e la loro tenuta premia la rinuncia a cambiare uno stile solo perché sono cambiati i tempi. Mirko Setaro, Edoardo Romano e Gino Cogliandro non si sono mai lasciati, si sono solo allontanati quando fare spettacolo insieme era diventato un lavoro, un’abitudine. La televisione a metà degli anni '90 stava andando in una direzione che non gli apparteneva, e non apparteneva alla tradizione della loro comicità. I Trettrè tornano oggi a divertirsi insieme dopo diciotto anni. L’emozione è palpabile, il luogo del delitto scelto per la rimpatriata è quel teatro Cilea che li vide esibire insieme per l'ultima volta diciotto anni fa. Senza nessuna paura della locuzione latina "nemo propheta in patria". Anche perché si tratta di una festa per i trent’anni di carriera, un'occasione speciale per riportare in scena gli sketch storici rivisti e corretti alla luce dell’attualità. 

Trent'anni fa il trio Setaro-Romano-Cogliandro arrivava al grande successo nazionale con la trasmissione televisiva “Drive in"; il tempo è passato ed ha lasciato i suoi segni, ma con loro si è rivelato un vero galantuomo. E, soprattutto, la classe ed il talento non sono acqua. I Trettrè sono ancora dei signori attori comici e passano con ottimi voti anche questa prova. La loro comicità è tutta nelle parole pronunciate durante la conferenza stampa di presentazione dello spettacolo, intitolato "Eccezionalmente...Trettrè": “Sarebbe bello, come si faceva un tempo, far ridere non necessariamente con battute colorite, ma soprattutto ponendo all’attenzione del pubblico un messaggio, una riflessione da accentuare poi in chiave comica e parodica quasi come se fosse una distorsione della realtà quotidiana stessa di cui tutti, bene o male, siamo partecipi e in cui, solo in quel modo, riusciamo ad identificarci”. Non escludono nemmeno una seconda vita artistica insieme: “Ci godiamo il momento senza alcuna preclusione ed esclusione e attualmente ci preme far divertire nel miglior modo possibile il pubblico, cercheremo di coinvolgerlo con tutta la nostra simpatia”.

Gli sketch sono spesso irresistibili, i personaggi riportano alla mente piacevoli ricordi attingendo al passato ma con brillanti incursioni nell'attualità. Si spazia dalla Corrida allo Zecchino d'oro (due antesignani italiani degli odierni reality), dalla classica scenetta all'ufficio postale alle vendita promozionali di gondole in plastica, fino a chiudere con l'ufficio di polizia, uno dei cavalli di battaglia di "Drive in". In mezzo freddure flash, comicità nonsense e guizzi ancora notevoli.
In scena con i Trettrè anche il corpo di ballo formato da Tonia Sequino, Roberta Maria, Monica Caruso e Alessia Di Maio; i costumi sono di Maria Pennacchio, le luci di Mario Esposito e l'organizzazione di Patrizio Tabacchini. Lo spettacolo è buon motivo per andare a teatro ad applaudire un pezzo importante di comicità italiana, ai cui esponenti non si può non voler bene, non foss'altro per le tante risate pulite che ci hanno regalato raccontando vizi e virtù della città partenopea e non solo. Come dice Setaro in scena, commentando gli sketch: "questo è quello che succedeva anni fa...oggi è molto peggio".


Cristiano Esposito
                          
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lunedì 14 ottobre 2013

Renato Carosone rivive attraverso Sal Da Vinci al teatro Diana di Napoli


Uno spettacolo a metà tra il musical e il recital, dedicato all'immortale maestro Renato Carosone, apre la stagione del teatro Diana di Napoli. Ed il brillante protagonista è Sal Da Vinci, che supera sia a livello canoro che recitativo una prova non facile. Il pretesto della narrazione di "Carosone, l'americano di Napoli" è il tentativo di Tony (Lello Radice), giornalista musicale, di capire i motivi del primo ritiro dalle scene del cantautore napoletano nel momento di maggior popolarità, al fine di convincere la Rai a realizzarne una fiction. I dirigenti di viale Mazzini gli chiedono però di inserire ingredienti come sesso, gossip, scandali, gag facili. Ed ecco materializzarsi davanti agli occhi del giornalista proprio lui, il maestro, interpretato da Sal Da Vinci, a spiegargli che tutto quello che occorre è già nella sua musica, ancora attualissima e ballata dai ragazzi nelle discoteche di tutto il mondo.
 
Una maniera moderna di ricordare l'americano di Napoli, il suo sorriso, la sua musica travestita da commedia all'italiana. Con una fusione di retrò e moderno (che era poi il modo di far musica del maestro), un'alternanza di versioni dance dei brani più popolari di Carosone e di esecuzioni live della band dal sapore vintage. Il tutto per dar vita ad una rappresentazione adatta ad ogni tipo di pubblico, che strizza l'occhio in particolare ai più giovani. Videoproiettate su uno schermo a forma di coda di pianoforte le testimonianze di Renzo Arbore, Carlo Verdone, Pino Daniele, Enzo Jannacci e Raiz. E poi altri filmati di ieri e di oggi, in bianco e nero e a colori. Il vero fulcro dello spettacolo è però l'eterno canzoniere di Renato Carosone, che a riascoltarlo ancora oggi ci rende tutti un po' carosoniani. Ed allora brani come "Torero", ascoltabile anche in un mix electro-swing con ventitré diverse versioni della canzone pubblicate in giro per il mondo, "'O sarracino", "Pigliate 'na pastiglia", "Tu vuo' fa l'americano", "Caravan Petrol", "Chella llà" e un medley strepitoso di Sal Da Vinci al piano con pezzi come "T'aspett 'e nove" e "Tre numeri al lotto", ci accompagnano in un viaggio musicale in quegli anni '50 di un'Italia che voleva ripartire, proprio come oggi.

Accanto a Sal Da Vinci, che non rinuncia al suo stile canoro in questa interpretazione, Giovanni Imparato, già percussionista di Lucio Dalla e dell'Orchestra Italiana di Arbore, nei panni del batterista  Gegè Di Giacomo; Pietro Botte dei "Posteggiatori tristi", recentemente visto sul palco con Vinicio Capossela a Napoli e vincitore del Premio Carosone 2011, che impersona il chitarrista Peter Van Wood; Forlenzo Massarone, che interpreta Fred Buscaglione nel confronto con Renato Carosone. La star del burlesque, Claudia Letizia, è la compagna del giornalista musicale Tony e, soprattutto, Maruzzella. Il testo è di Federico Vacalebre, la regia di Fabrizio Bancale, le coreografie di Ferdinando Arenella, gli arrangiamenti di Lorenzo Hengeller, i remix di Gransta Msv e le scenografie di Massimiliano Pinto. Davvero apprezzabile anche il corpo di ballo electroswing.

"Carosone, l'americano di Napoli" non racconta la vita ma fa rivivere i maggiori successi di Carosone sotto una nuova, scintillante luce, senza un intreccio forte sottostante. Una produzione godibile e di quelle sempre utili per la trasmissione alle nuove generazioni dei nostri artisti irripetibili, figli di altre epoche. E' già in vendita il cd con la colonna sonora dello spettacolo, di cui verrà prodotto anche un dvd con preziosi extra carosoniani. Il tour arriverà a Roma agli inizi del prossimo anno. Insomma, "Ricanta Napoli!" come direbbe il grande Gegè Di Giacomo.

Cristiano Esposito

                                                
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mercoledì 2 ottobre 2013

Vinicio Capossela e la "Banda della posta" fanno ballare l'Arenile di Napoli


Per una sera l'Arenile Reload di Bagnoli (Napoli) si trasforma in un paesino dell'Alta Irpinia, in un'atmosfera tra sagra e sposalizio. Già, lo sposalizio; il corpo e il pane, il mattone fondante della comunità, consumato con cibo e musica umile, da ballare per favorire l'impegnativa digestione. Vinicio Capossela per questa nuova avventura si è scelto la "Banda della posta" come compagna di viaggio. A Calitri, provincia di Avellino, molti anni fa un gruppo di suonatori si ritrovava davanti all'ufficio postale nel corso di pomeriggi assolati. Montavano la cosiddetta "guardia alla Posta", per controllare e sorvegliare l’arrivo della tanto agognata pensione. Quando l’assegno finalmente arrivava , l'allegra combriccola tirava gli strumenti fuori dalle custodie e cominciava a suonare un repertorio immenso di mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantelle, quadriglie e foxtrot. Generi musicali, insomma, che imperavano nell’Italia degli anni '50 e '60, quando lo “sposalizio” era la principale occasione di incontro, musica e ballo. Alcuni componenti della "Banda della posta" hanno oggi tra i settanta e gli ottanta anni e un migliaio di sposalizi alle spalle. 

Il concerto di Napoli, prevalentemente strumentale e dedicato alla memoria di Rocco Briuolo, ci regala un inconsueto Capossela che balla con la folla più che cantare e incita a lasciarsi andare tra riso, coriandoli e stelle filanti. Un mix che fila via liscio di brani suoi, della Banda e di reinterpretazioni di altri artisti. Trovano spazio gli omaggi ad Adriano Celentano ("Si è spento il sole"), Salvatore Adamo ("La notte"), Rocco Granata ("Manuela") e Matteo Salvatore, cantore dello sfruttamento latifondista del Sud Italia.

Impossibile restare fermi, impossibile non voler bene a questi signori attempati, elegantemente vestiti alla maniera dei complessi d'altri tempi e con i volti segnati dal disgregarsi del tipo di comunità da cui provengono. Il pubblico gli tributa le giuste ovazioni, loro ringraziano radiosi e raggianti di soddisfazione. Peppino ha superato gli ottanta, è il più anziano e il più invocato a fine concerto. Non dispiace al pubblico il  Vinicio Capossela cerimoniere dal gusto western, anche se qualcuno si aspettava di assaporare "più Vinicio" in questo evento napoletano. Lui, follemente innamorato della "Banda della posta, ne ha prodotto un anno fa il primo disco, intitolato "Primo ballo"; venti brani tipici della zona dell'Irpinia che i musicisti calitresi della posta suonavano durante gli sposalizi nel corso degli anni '50. Capossela li ha portati con sé sul palco del "My Festival" di Patti Smith all'Auditorium Parco della musica di Roma e poi, sempre nella capitale, al concerto del primo maggio. Perché, afferma, «questo genere di brani regala un senso gioioso, rallegra, fa venire voglia di baldoria, si mette al servizio di una festosità che in passato affiorava soprattutto durante i cosiddetti sposalizi, quando il ballo rendeva le persone meno rigide, meno spigolose, le portava a inzupparsi di sudore e di vita e le faceva "sponzare"». Lo sposalizio dell'Arenile di Bagnoli si chiude con l'intervento dei "Posteggiatori tristi" e con l'organetto di "Ovunque proteggi", sul l'invito dell'istrionico, errante, randagio e sentimentale Vinicio ad abbracciarsi e volersi bene sempre.

Cristiano Esposito

                          
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lunedì 23 settembre 2013

Bagno di folla per Daniele Silvestri nella supertappa napoletana

Arenile Reload di Bagnoli (Napoli) stracolmo per il concerto di Daniele Silvestri dello scorso sabato. La serata di grande musica si è aperta alle ore 21 con gli EPO, rock band napoletana con influssi pop ed elettronici, che ha riscaldato il pubblico in vista delle quasi tre ore di live del cantautore romano. Un tour estivo fortemente rock, con una superband che include Rodrigo d’Erasmo (Afterhours), Guglielmo Gagliano (Benvegnù, Negrita), Massimo Giangrande e Ramon Caraballo. In più, per questa data napoletana, special guest di tutto rispetto quali Jamese Senese, Francesco Di Bella (24 Grana) e Capone & Bungt Bangt. Tanta roba davvero per i numerosi presenti, insaziabili di buona musica e calorosamente coinvolti fino alla fine.  Brani vecchi e nuovi in una scaletta molto varia: "Ma che discorsi", "Sornione", "Love is in the air", "L'uomo col megafono", "L'autostrada", "La Paranza" (notevole l'esecuzione con i Capone& Bungt Bangt), "L'Y10 bordeaux" (accompagnata dall'irresistibile sax di James Senese), "Occhi da orientale", "Sono io", "A bocca chiusa", "Cohiba" e tante altre. C'è davvero di tutto in questo concerto di Silvestri: brani inediti, canzoni scioglilingua di grande impatto ritmico e perfino un imprevedibile scambio di strumenti e ruoli della band, che diverte e si diverte evidenziando un feeling notevole. Colpisce la capacità di cantare temi di un certo spessore con un travolgente ritmo scanzonato (vedi "L'appello"). Oltre alla tanto attesa "Salirò", insomma, c'è tanta carne che il bravo Silvestri ha messo a cuocere in quasi vent'anni di carriera. 

Daniele Silvestri sarà il 28 settembre a Piazza Roma Aprilia (LT) e il 12 ottobre a Fuori Orario Taneto (RE). Mentre i grandi concerti dell'Arenile Reload non si fermano qui: sabato 28 settembre 2013 è atteso Vinicio Capossela.
 

Cristiano Esposito
 
                                                
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venerdì 6 settembre 2013

"Pulcinella e l'erede universale" in scena al Maschio Angioino di Napoli: grande prova individuale e collettiva


Uno spettacolo corale a metà tra tradizione e innovazione, caratterizzato da un linguaggio piacevole che sa di antico. E' questo e molto altro "Pulcinella e l'erede universale", diretto da Massimo De Matteo e tratto dal regista con Sergio Di Pola da una farsa del Settecento di Carlo Sigismondo Capece, scritta per la corte papalina. "Il testamento di Pulcinella", questo il titolo del testo originale, ammicca con discrezione e misura a "L'avaro" di Molière. In scena con De Matteo un cast davvero di spessore: Antonella Morea, Ernesto Lama, Peppe Miale, Sergio Di Paola, Elisabetta D'Acunzo, Gioia Miale, Gennaro Silvestro, Vincenzo Esposito e Pino L'Abbate.
 
La trama rivela il carattere farsesco dell'intreccio. Il vecchio e ricco Giorgioldo (Massimo De Matteo) ha problemi di salute, è fifone, credulone e vittima dei raggiri di un buffo e furbo dottore (Ernesto Lama) che, dopo avergli fatto dilapidare una fortuna in inutili pillole e clisteri, decide di dargli in sposa sua figlia Isabella (Gioia Miale), per impossessarsi del suo immenso patrimonio. La ragazza, bella e infelice, è invece segretamente innamorata di Enrico (Peppe Miale), nipote del vecchio e suo presunto erede universale. In mezzo c'è la serva di Giorgioldo (Antonella Morea), che  dopo anni di dedizione rivendica la sua parte di eredità. La situazione si complica ancor più con l’arrivo in città della nipote spagnola di Giorgioldo (Elisabetta D'Acunzo), che intende unirla in un incestuoso matrimonio con Enrico per conservare i suoi beni in famiglia. Della nipote spagnola si invaghirà però Ottavio (Gennaro Silvestro), fratellastro di Isabella, che non disdegna certo la prospettiva di arricchirsi. La serva di Giorgioldo ingaggia allora Pulcinella (Sergio Di Paola, con una maschera nera appena dipinta sul viso), sciocco servitore di Enrico, per sventare il progetto del dottore. I classici travestimenti e scambi di persona susciteranno ilarità insieme ad una comicità fatta principalmente di non sense e giochi di parole ad un ritmo abbastanza serrato, con tutti i cambi di scena a vista.

Funziona la miscela di vecchio e nuovo sopra citata (vedi Pulcinella che con la serva aspira al Festival di Sanremo) e l'ambientazione anni sessanta/settanta suggerita da musiche e pantaloni a zampa d'elefante. Grande mattatore Ernesto Lama e il suo francese maccheronico con venature baresi; ottime interpretazioni anche di Gennaro Silvestro, Antonella Morea, Vincenzo Esposito e dello stesso Massimo De Matteo. Ma è tutta la compagnia a fornire una grande prova individuale e di insieme, con l'ausilio di una regia asciutta ed efficace.

I "mostri" che circondano il vecchio zio protagonista della storia aspettano e si auspicano, tra opportunismo ed egoismo, una morte per rinascere essi stessi ad una presunta vita più dignitosa. E' la stessa attesa perenne che attanaglia le nuove generazioni, che intanto invecchiano senza riscuotere la loro eredità, il loro posto nella società. La speranza che brucia vana genera la decadenza della società e svilisce chi ha ancora una coscienza. E fa sì che si attribuiscano l'ignoranza, l'ottusità e la superficialità imperanti a quello che è poi considerato il vero mostro: il vecchio che non si decide a morire.
 
"Ridere 2013" prosegue presso il Maschio Angioino di Napoli fino al 22 settembre 2013. Per info consultare il sito www.comune.napoli.itwww.teatrototo.it.


Cristiano Esposito
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lunedì 2 settembre 2013

L'emozione di tornare a sud con Gianfranco Gallo e Marco Zurzolo

Le arti di Gianfranco Gallo e Marco Zurzolo parlano la stessa lingua, che sia attraverso un testo recitato, cantato o le note di un sax. E la loro veracità, la loro poesia mirano entrambe alla stessa cosa: “tornare a sud d’o core”. “TornAsud”, appunto, è uno spettacolo di Gianfranco Gallo, che oltre a Marco Zurzolo e al suo quartetto (Piero De Asmundis al piano, Gianluca Brugnano alla batteria e Aldo Capasso al basso) vede in scena Gianluca Di Gennaro e Laura Borrelli. L’autore e attore protagonista racconta e canta, con pregevole voce, i sette vizi capitali napoletani, insieme causa ed effetto degli atavici problemi della città partenopea. Ecco allora la definizione e il racconto della “cazzimma”, della “bizzocaria”, della “vittimismeria” (il più napoletano dei vizi), la “sfrantummazione” (l’accidia), la “maschi-meschinità”, la “scassoneria” (che va ben oltre la semplice spacconeria) e la camorra, che è un po’ in ognuno di noi e che è meglio non nominare in quanto si nutre di pubblicità. In mezzo lo strepitoso sax di Zurzolo, che si produce ad esempio in una splendida “A rumba de’ scugnizze” jazzata che accende il gremito cortile del Maschio Angioino di Napoli. Toccante e di grande impatto emotivo il tema cantato della colonna sonora de “Il postino”, di e con Massimo Troisi. Coinvolgente il ritmo di “Tira a campà” di Enzo Jannacci, con incursioni sapienti nel repertorio vivianeo. “Torno a sud” (testo di Gallo e musica di Zurzolo), “Torna Maggio”: il verbo ricorrente è tornare, tornare alle vere radici napoletane, alla loro genuinità. Per ricordare a tutti che Napoli è “l’umano fatto città” e il luogo dove “ogni uomo ritrova sé stesso”.

A settembre vedremo Gianfranco Gallo su RaiUno in “Don Matteo” e in autunno al cinema con i film “I milionari” e “Take five”. Gianluca Di Gennaro sarà, invece, sempre su RaiUno  ne “L’oro di Scampia” al fianco di Beppe Fiorello. Sarà ancora possibile ascoltare grande musica, invece, presso il ZTL (Zurzolo Teatro Live), struttura ubicata nel centro di Napoli.
 
"Ridere 2013" prosegue presso il Maschio Angioino di Napoli fino al 22 settembre 2013. Per info consultare il sito www.comune.napoli.it o www.teatrototo.it.


Cristiano Esposito

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