sabato 3 dicembre 2016

L’irresistibile Don Rodrigo Buccirosso al Cilea di Napoli

carlo buccirosso il divorzio dei compromessi sposi
Il titolo dello spettacolo di Carlo Buccirosso, in scena in questi giorni al teatro Cilea di Napoli, poteva lasciar immaginare un sequel de “I compromessi sposi”. Così si chiamava la parodia del romanzo di Manzoni che lo stesso attore e regista portò sul palcoscenico nel lontano 2006, sempre con una produzione firmata Ente Teatro Cronaca. Invece, “Il divorzio dei compromessi sposi” ne è un’edizione riveduta e leggermente corretta, con un cast diverso. Gli ingredienti più efficaci restano più o meno gli stessi di dieci anni fa. Innanzitutto il grande ritmo che il Buccirosso regista imprime a questo ben confezionato incastro di recitato, balli e canti. Poi la grande varietà di accenti e inflessioni italiane con cui parlano gli attori, le gag incentrate su un personaggio di Don Rodrigo che il protagonista rende irresistibile, gli accenni qua e là ad una satira sottile che tocca temi attuali (vedi i tronisti) ed il talento di cantanti, ballerini e coreografa (Rita Pivano). Funzionano anche le canzoni moderne e meno moderne il cui testo è stato riscritto e adattato alle esigenze della narrazione, da Renato Zero a De Andrè, passando da Charles Aznavour, alcuni canzoni classiche partenopee, Pino Daniele, Massimo Ranieri e Laura Pausini. Uno dei motori comici sono anche le incursioni nel futuro dei discorsi dei personaggi, che appaiono coscienti di vivere un passato lontano (vedi, ad esempio, situazioni e battute sul selfie e sulla ricezione del cellulare).
  
Alla prima grande riscontro da parte del pubblico che ride, si diverte e acclama il mattatore Buccirosso a fine spettacolo. Assieme a lui in scena un cast davvero notevole: attori navigati come Veronica Mazza (che sostituisce, rispetto alla passata edizione, Rosalia Porcaro), Gino Monteleone, la polivalente Monica Assante Di Tatisso, Peppe Miale e Antonio Pennarella; altri più giovani ma facenti parte della scuderia Buccirosso da anni, come Claudafederica Petrella, Giordano Bassetti e Giuseppe Ansaldi; un gran bell’ensemble composto dalle splendide voci di Alessandra Calamassi ed Elvira Zingone, Alessia Di Maio, Sergio Cunto, Mauro De Palma e Giancarlo Grosso. Le musiche sono di Diego Perris, le scene di Gilda Cerullo e i costumi di Maria Pennacchio.
Cristiano Esposito

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sabato 26 novembre 2016

“Non ti pago”: l’ultima regia di Luca De Filippo al Diana di Napoli

Ad un anno dalla scomparsa di Luca De Filippo la sua compagnia torna a Napoli con l’ultima commedia a cui aveva lavorato come regista e attore. “Non ti pago” fu scritta nel 1940 da Eduardo, che la definì “molto comica, secondo me la più tragica che io abbia mai scritto". E la comicità riempie molti momenti della rappresentazione, grazie anche al gran ritmo impressole e all’affiatamento dei valenti attori, tutti perfettamente in parte. Ma la commozione riemerge ancora con prepotenza al momento degli applausi finali, in platea e sugli sguardi dei protagonisti in palcoscenico.

C’è molta Napoli in “Non ti pago”: il gioco del lotto è assoluto protagonista, con il rapporto con l’aldilà e la scaramanzia alle sue spalle. E ci sono, come sempre in Eduardo, i rapporti umani, specialmente quelli familiari. Gianfelice Imparato è un Ferdinando Quagliuolo che domina la scena mostrandosi in bilico tra la follia, la goffaggine e l’insicurezza. Gli tiene testa un’incalzante Carolina Rosi, lo supporta un esilarante Nicola Di Pinto. Ma val la pena citare la compagnia al completo: Carmen Annibale, Viola Forestiero, Massimo De Matteo, Paola Fulciniti, Federica Altamura, Andrea Cioffi (che riesce a dar ottima mostra di sé anche in un ruolo secondario), Gianni Cannavacciuolo e Giovanni Allocca (interprete di un esilarante avvocato Strumillo).

L’agile regia di Luca De Filippo conserva intatta la perfezione di un meccanismo drammaturgico datato ma ancora fresco e godibile (quanti al giorno d’oggi continuano a rovinarsi col gioco?). E straordinaria è la leggerezza con cui questa pièce mostra un inquietante ritratto della società. Essenziali ed efficaci nel rappresentare l’atmosfera tra sogno e realtà sono le scene di Gianmaurizio Fercioni, dominate da un cielo nuvoloso da cui estrapolare visioni vincenti. I costumi sono di Silvia Polidori, le musiche di Nicola Piovani e le luci di Stefano Stacchini.

Cristiano Esposito

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sabato 29 ottobre 2016

La Napoli di Federico Salvatore al Cilea di Napoli in “Sono apparso a San Gennaro”

Federico Salvatore porta in scena la sua Napoli e alcuni dei suoi successi maggiori, canzoni per la prima volta  sceneggiate e interpretate perlopiù da altri attori. “Sono apparso a San Gennaro”, che apre il cartellone del Cilea del direttore artistico Biagio Izzo, è quasi un musical, che alterna prosa,  esecuzioni dal vivo e playback coreografati. Può contare sull’apporti di validissimi attori come Oscarino Di Maio e Lello Giulivo (esilaranti pescatori dall’accento puteolano), Patrizia Spinosi e Francesco Viglietti. La scena rappresenta una piazza napoletana vicina al porto ai giorni nostri, abitata da personaggi veraci e pittoreschi come il diverso, il pescivendolo, la barista, il cameriere, il cravattaro e il padre di famiglia in difficoltà economiche.

Entrano nella narrazione alcuni brani di Federico Salvatore come “Incidente al Vomero”, “Ninna nanna 2”, “Babbo è avvilito”, “Nun pozzo parlà”, “Tarantella all’acqua pazza”, “Il monumento”. Uno dei momenti migliori vede il bravissimo Francesco Viglietti interpretare “Vennimm’ammore”, nei panni di un trans. Il finale è affidato all’inedita “Sono apparso a San Gennaro”, che presta il titolo alla rappresentazione e incita il popolo napoletano a rimboccarsi le maniche. Perché è proprio quest’ultimo ad apparire al Santo e non viceversa, come sostiene il protagonista.
 

Federico Salvatore, che pure da diversi anni ha cambiato registro e ha provato a proporre al pubblico contenuti diversi e maggiormente di spessore, sceglie di rappresentare un mix del vecchio e del nuovo corso, equilibrando leggerezza e riflessioni sociali. È lo stesso lavoro che ha cercato di fare il regista Bruno Garofalo, tra bozzettismo e satira. Notevoli i costumi di Maria Grazia Nicotra, che includono simboli partenopei come la tombola ed alcune carte da gioco. L’opera corale appare una pièce spensierata e discretamente riuscita, in cui Salvatore assieme al coautore Mario Brancaccio (anch’egli in scena) strappa risate ma non punge eccessivamente la coscienza degli spettatori. Risaltano i colori, le voci, la vivacità e la lingua napoletana.
Cristiano Esposito
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sabato 7 maggio 2016

“Io e Napoli” al teatro Diana: Gino Rivieccio, un napoletano verace con garbo e orgoglio

E’ proprio il Gino Rivieccio che t’aspetti quello di “Io e Napoli”, spettacolo che chiude il cartellone 2015-2016 del teatro Diana di Napoli. Poliedricità, notevole ed elegante presenza scenica e comicità garbata, acuta, che cerca di scavare almeno un minimo in profondità, cosa che oggi si verifica sempre meno. Diverse battute posseggono la struttura delle classiche barzellette ma appaiono funzionali a raccontare vizi e virtù di Napoli. Il rapporto di Rivieccio con la città è in fin dei conti al centro di tutta la rappresentazione, che si presenta come un contenitore di cose di diversa natura proprio come l’opera dello scultore Lello Esposito che campeggia centralmente davanti al fondale. Una testa di San Gennaro con il corpo a forma di corno, un’insolita armonia della convivenza tra sacro e profano. Un modo efficace di raccontare semplicemente con un’immagine la città, i suoi abitanti e la relativa cultura. Rivieccio si prodiga in monologhi comici, recita poesie, dà vita ai suoi personaggi storici (un Bassolino deluso per la mancata ricandidatura a sindaco di Napoli, il tassista, il cameriere), canta note antiche e più moderne insieme alla straordinaria Fiorenza Calogero (si passa da Libero Bovio a Pino Daniele con gran disinvoltura), accompagnato dal pianoforte di quell’Antonello Cascone già arrangiatore di Andrea Bocelli. Uno spettacolo godibilissimo, quasi fuori dal suo tempo, che aggira efficacemente la retorica e trasmette l’orgoglio di essere napoletano del protagonista. Perché, in fondo, “Napoli è uno stato d’animo”. I testi sono di Gino Rivieccio e Gustavo Verde, la regia è di Giancarlo Drillo.  
 
Cristiano Esposito
 
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martedì 19 aprile 2016

“Tutti per uno uno per Titty”: la Bolignano mattatrice assoluta al Cilea di Napoli

maria bolignano teatro napoli made in sud
Il monologo di Maria Bolignano che apre “Tutti per uno uno per Titty” fa già presagire ciò che lo spettacolo rappresenterà: quasi un pretesto per dar libero sfogo alla verve colorita e alle peculiarità dell’attrice comica di “Made in sud”. Dopo “Caburlesc”, insomma, il registro cambia ma non troppo. Torna il personaggio della donna matura e single, non particolarmente desiderata e che qui arriva a parlare con gli elettrodomestici dandogli un nome. Tornano alcune delle battute migliori del repertorio della Bolignano e i caratteri della colf ucraina, della terzignese e della milf (portata al successo in tv su "Made in sud"). A rendere possibile la compresenza di tutte queste cose è un’idea di commedia partorita da Alessandro Siani e sviluppata dalla stessa protagonista. La Titty del titolo è una vivace single di oltre quarant’anni che, con l’ausilio dell’amica Antonia, prova a conquistare il suo affascinante vicino di casa Sebastiano (Maurizio Aiello) impersonando diverse tipologie di donne. Il lieto fine telefonato non condiziona la soddisfazione del pubblico. Le risate sono numerose nonostante qualche battuta un po’ forzata, mentre la Bolignano si conferma un travolgente animale da palcoscenico grazie anche alla regia di Gianluca Ansanelli che imprime un buon ritmo per consentirle di esprimersi al meglio. Si prodiga brillantemente pure in un tango con Maurizio Aiello, la cui interpretazione risulta un po’ troppo impostata e bozzettistica. Ben figurano anche la bravissima Giuseppina Cervizzi e il versatile Marco Critelli. Presente solo con la sua voce una Nunzia Schiano che comunque colpisce nel segno. Meritano una menzione le musiche originali di Bosnia e Gallo, per una produzione che globalmente offre un buon intrattenimento.

Cristiano Esposito

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sabato 9 aprile 2016

“Ancora?!”: Paolantoni e Sarcinelli di nuovo insieme sul palco del Cilea di Napoli

Francesco Paolantoni e Stefano Sarcinelli tornano a incrociare le loro strade di artisti e ci ricordano come e perché a metà anni ‘90 arrivarono, insieme a Maurizio Casagrande, a vincere un Telegatto con la napoletanissima trasmissione radiofonica “A tutti coloro”.  “Ancora?!” è perlopiù un collage di sketch e personaggi storici del duo, risalenti anche a trent’anni fa, come nel caso degli esilaranti provini. A fare da collante la musica eseguita dal vivo da Ugo Gangheri (chitarra acustica e voce), Antonio De Carmine (chitarra elettrica) e Carletto Di Gennaro (percussioni).

Il mattatore è in primis Paolantoni, coadiuvato in maniera sempre efficace dal suo compare Sarcinelli. Manca Robertino ma ritroviamo il mago Spak, il personaggio stralunato che domanda continuamente “Scusa ma tu suoni?”, Vanessa, De Lollis e Gino Ramaglia. Si gioca anche sui classici, come quando i due impersonano Romeo e Mercuzio o rileggono la Divina Commedia. Sempre con leggerezza e garbo, anche quando il meccanismo comico è innescato dal doppio senso. Un elemento centrale è senz’altro l’intesa e la complementarietà tra Paolantoni e Sarcinelli, con il primo che tocca a più riprese il secondo come faceva Totò con Peppino. Fino ad arrivare alla citazione diretta ed esplicita del film “Totò, Peppino e i fuorilegge”. Si finisce con una serie di battute secche alternate dai due e con il pubblico, in buona parte cresciuto con quei personaggi e con quel tipo di comicità ormai sempre più raro, che applaude calorosamente e soddisfatto a questa reunion, basata più sul gusto di ritrovarsi in scena che su un’idea o un testo particolare.

Cristiano Esposito
 
   
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sabato 2 aprile 2016

Intrattenimento di qualità a bordo della “Buena Onda”: Papaleo-Esposito al Diana di Napoli

“Buena Onda”, produzione del Nuovo Teatro di Marco Balsamo, è innanzitutto uno spettacolo che trasforma efficacemente la sala teatrale nella pancia di una nave da crociera. E lo fa senza suggestioni indotte da semplicistici effetti visivi o sonori, soltanto attraverso un mood e un’arte capaci di far volare fino all’oceano l’immaginazione degli spettatori. Rocco Papaleo e Giovanni Esposito (che prima dello spettacolo accolgono in sala le persone che man mano prendono posto) si dimostrano eccellenti affabulatori e narratori di storie umane tra duetti, monologhi e canzoni, accompagnati da Francesco Accardo alla chitarra, Jerry Accardo alle percussioni, Guerino Rondolone al contrabbasso e Arturo Valiante al pianoforte. Papaleo impersona Gegè Cristofori, malinconico cantante che lavora sulla nave; Esposito è invece Ruggero Chiaromonte, il comandante della “Buena Onda” che pretenderebbe dal primo una maggiore spensieratezza, anche perché “il jazz è inopportuno”. Ma, si sa, su una nave da crociera è sempre festa e a Chiaramonte mancano i giorni feriali: ecco che anche in lui esce fuori alla distanza una certa mestizia. Un ruolo importante lo gioca poi il pubblico, che viene a più riprese coinvolto nella narrazione e rappresenta i viaggiatori della nave. Il meccanismo metateatrale arriva al paradosso di frenare e raffreddare il calore della platea, quando questa esce fuori dalla parte assegnatagli.

Scritto da Valter Lupo, Valerio Vestoso, Giovanni Esposito e Rocco Papaleo, “Buena Onda” alimenta ancora una volta il tòpos del viaggio tanto caro a quest’ultimo. Una finzione decisamente riuscita, percorsa da un intrattenimento di qualità. Che mira a far ridere e a trasmettere qualche emozione, con una spruzzata di malinconia sempre pronta a far capolino dietro l’angolo. Proprio come accade nel film “Onda su onda”, il terzo lungometraggio diretto da Rocco Papaleo uscito nei cinema lo scorso febbraio, in cui ritroviamo il cantante Gegè Cristofori. Ritornando allo spettacolo, la regia di Valter Lupo accosta i vari sketch (da segnalare la rielaborazione di “Acqua minerale” del grande Achille Campanile) salvaguardando il ritmo e la coerenza di una messa in scena che il pubblico mostra di gradire fino al punto di accettare di trasformarsi in foca nel bis finale.

Cristiano Esposito

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