lunedì 30 aprile 2012

Amarcord: Benedetto Casillo in "'O miedeco d' 'e pazze", Teatro Cilea 2009


Benedetto Casillo torna a cimentarsi in un lavoro di Eduardo Scarpetta dopo il buon successo ottenuto dalla messa in scena di ”Un turco napoletano”. Questa volta propone al pubblico la commedia “ ‘O miedeco d’ ‘e pazze”, scritta nel 1908 e caratterizzata dal leggero divertimento fanciullesco già presente in altri lavori dell’autore originario. La trama è nota ai più, grazie al celebre adattamento cinematografico che vide protagonista Totò nel 1954. Ciccillo (interpretato dal bravo Luca Gallone) vive da anni a Napoli mantenuto dallo zio Felice Sciosciammocca, sindaco di Roccasecca. Quest’ultimo invia continuamente ingenti somme di denaro che dovrebbero servire agli studi e all’attività professionale del nipote, studente di medicina. Quando Felice piomberà a Napoli con annessa famiglia per fargli visita, Ciccillo gli farà credere che la pensione nella quale vive a sbafo è un manicomio che ospita tutti i suoi pazienti.

Casillo ha volutamente mantenuto la base narrativa, i costumi e le ambientazioni originali della commedia, intervenendo solo nella modernizzazione del linguaggio, per avvicinare maggiormente il testo alla nostra epoca. E’ anche autore delle musiche dello spettacolo, che termina con una simpatica canzonetta cantata in coro da tutti gli attori in scena, pur non essendo un musicista; compone le sue melodie fischiettando o canticchiando, mentre successivamente un musicista professionista traspone il tutto su carta e realizza concretamente i brani.
Il pubblico mostra di gradire la rappresentazione, che ha inizio con l’ingresso dalla platea di don Felice Sciosciammocca e famiglia, i quali salutano il pubblico in sala come fossero davanti alla cittadinanza di Roccasecca. Il primo atto in verità fatica un po’ a carburare e la rappresentazione decolla compiutamente col secondo atto, dal ritmo sicuramente più serrato e scorrevole. E’ qui che esce fuori la verve comica di Casillo e dei suoi, fino al crescendo finale che vedrà smascherata la finizione di Ciccillo.


Il cast appare collaudato e ben affiatato, con Casillo che ritrova Corrado Taranto in compagnia dopo 15 anni, brillante e completamente a suo agio nel ruolo del maestro di musica. Una particolare menzione merita la performance di Gennaro Morrone, che si dimostra padrone del palco con effetti esilaranti per il pubblico. Tante risate suscita anche Ida Anastasio, nei panni della “giovane” da maritare al più presto.
E’ un adattamento riuscito, questo di Casillo, che va annoverato a pieno diritto tra quelli importanti per la salvaguardia del patrimonio teatrale napoletano, caratterizzato tra le altre cose dall’arte di far ridere con leggerezza e senza volgarità, cosa che oggi rappresenta sempre più spesso merce rara.
  
Cristiano Esposito
Napoli, Teatro Cilea - 24 gennaio 2009
  
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lunedì 23 aprile 2012

"Risate intelligenti, anche se costano più fatica. Non mi piace vincere facile". Intervista a Paolo Caiazzo

Intervista realizzata da me per www.teatro.org.
  
"La televisione, si sa, brucia tutto velocemente", afferma con grande lucidità Paolo Caiazzo. Ma non sempre è un male, aggiungiamo noi. Qualche passaggio in meno sulle televisioni nazionali gli ha permesso magari di concentrarsi più e meglio sul teatro, affinando le sue doti di autore, regista e attore di commedie sempre migliori. E di pensare e girare anche il suo primo film, "Impepata di nozze", sempre come autore e interprete principale. Incontriamo per due piacevoli chiacchiere il comico di San Giorgio a Cremano, dal 27 aprile in scena al teatro Acacia di Napoli con "3 donne x 2 separati" dopo l'ottima risposta di pubblico dell'Augusteo.

Dopo il battesimo dell'Augusteo la tua nuova creatura, "3 donne x 2 separati", sbarca all'Acacia. Come hai trovato la prima risposta del pubblico?
Il teatro Augusteo ed il suo pubblico oramai mi hanno adottato. E' il quarto anno consecutivo che sono in programmazione nella loro stagione teatrale ed è un bel risultato per me. Oltre ai gestori del teatro, anche gli spettatori si sono affezionati al mio modo di recitare e di raccontare storie. Me lo hanno dimostrato tutte le sere con quello che noi definiamo l'applauso di sortita, ovvero la prima uscita in scena. Ancora di più con l'applauso nei saluti finali. Sono due momenti cruciali per un attore. Il primo è come uno "Ciao... mi ricordo di te" ed il secondo è quello che ti fa capire se hai lavorato bene. Quest'anno ho visto il pubblico particolarmente contento a fine spettacolo, e questo mi fa capire di aver superato l'ennesimo esame. Sulla scia di questo entusiasmo ora approdiamo al teatro Acacia, dove sono ancora più di casa, essendo questo il settimo anno consecutivo. Anche li mi aspetto la stessa accoglienza senza però abbassare mai la guardia. Abbiamo la consapevolezza di aver messo in scena un testo valido ed esilarante, ma sappiamo benissimo che quell'applauso, a fine spettacolo, bisogna guadagnarlo sul campo...ogni sera.

Una commedia molto più solida nel testo, un intreccio efficace e dal ritmo sempre serrato, sapienti inserti metateatrali, un cast brillante in tutti i suoi elementi. Stai davvero diventando grande? Conti di riuscire a esportare la tue commedia in tutta Italia?
Non so se sto diventando grande ma so che sto crescendo. Il problema è che inevitabilmente si cresce anche d'età, e quindi oltre che a crescere sto pure invecchiando. Scherzo naturalmente, ma credo che la maturazione artistica sia favorita da quella anagrafica. Quando mi ritrovo a scrivere cerco di pensare sempre ad una storia nazionale. Tutto quello che ho comicamente raccontato negli ultimi anni non sono vicende che possono accadere solo a Napoli. Quindi penso che queste commedie siano facilmente esportabili e rappresentabili in tutte le regioni. Naturalmente in "lingua" napoletana che storicamente ha dimostrato di avere un altro passo rispetto alle altre, sia per la musica, che per la comicità.

Pare che finalmente tu abbia trovato un compagno di scena ideale, col quale hai dimostrato un feeling speciale e col quale le risate che si scatenano non si contano: Francesco Procopio. Grande intesa anche con Nunzia Schiano. Hanno contribuito a "scriversi" i propri ruoli o il risultato finale corrisponde più o meno a quello che avevi messo su carta originariamente?
Io e Francesco ci conosciamo da tempo ma non eravamo mai riusciti a calcare la stessa scena. Quest'anno si è data l'occasione e l'abbiamo colta al volo. Immediatamente abbiamo deciso di scrivere insieme la commedia e quindi i due personaggi ce li siamo un po' cuciti addosso. Lo sfizio, se così possiamo definirlo, è stato quello di non dare punti di riferimento al pubblico che non sa mai da quale lato arriverà la schiacciata. Tutto risulta ancora più facile quando l'intesa si allarga ad una fuoriclasse come Nunzia Schiano. Insieme, nel corso delle prove, abbiamo adattato le battute del suo personaggio che alla fine è risultato esplosivo! Non sono da sottovalutare però Ornella Varchetta e Luana Pantaleo nei ruoli delle nostre ex mogli. Solo la loro professionalità le impedisce di ridere alle nostre improvvisazioni in scena. Ma non sempre ce la fanno a trattenersi.

In questo periodo di crisi è più facile o più difficile far ridere? E farlo occupandosi dell'attualità e di problematiche che toccano da vicino un grosso numero di persone aiuta o ti si ritorce contro?
E' più facile ma anche più difficile. Facile perché più guai ci sono fuori dal teatro più voglia di divertirsi c'è dentro. Difficile perché, in periodo di crisi, il costo del biglietto pesa di più, e quindi aumenta l'aspettativa del pubblico: "Ho speso tanto e mi devi far ridere... tanto!" Usare poi argomentazioni e problematiche attuali e diffuse è forse un vantaggio. La gente ama ridere di se stessi e delle loro disgrazie, quasi come a voler esorcizzare il momento difficile. Se poi tocchi i loro tic e le loro manie si divertono ancora di più, convinti che stai parlando di quello che gli è seduto accanto.
  
Quanto è importante per te e quanto paga sinceramente in termini di successo e visibilità offrire una comicità pulita, non urlata, senza volgarità e senza stereotipi, senza luoghi comuni su Napoli e i napoletani?
E' il mio modo di fare comicità, lo stile che ho scelto. Anche io, qualche volta, utilizzo la volgarità, ma mai in maniera gratuita. E soprattuto quando lo faccio cerco di farlo passare in secondo piano. Per un comico è lo stratagemma più facile, immediata e di sicura riuscita. Allora mi sforzo a trovare soluzioni alternative, più garbate, ma di eguale efficacia. Allo stesso modo e per lo stesso motivo cerco di evitare gli stereotipi ed i luoghi comuni, almeno quelli brutti. Ci metto più tempo ma la soddisfazione è doppia. Parafrasando un famoso spot: "Non mi piace vincere facile!" Per questo sono molto contento quando i miei sforzi vengono riconosciuti, e ti ringrazio per le belle parole nella domanda. Quindi rispondo che per me è importantissimo mantenere queste caratteristiche nel mio modo di scrivere e recitare, anche se purtroppo non paga quanto dovrebbe. Pazienza, l'importante è credere in quello che fai e come lo fai.
  
Che momento è, secondo te, per la comicità italiana in generale e napoletana in particolare? L'inflazione galoppante del cabaret in tv con i vari Zelig, Colorado, alza o abbassa l'asticella del livello delle risate?
Per la comicità italiana penso sia un buon momento, sia di offerta che di richiesta. Con un gran numero di comici e battute in televisione l'asticella si alza, poi sta al comico decidere se saltarci sopra o passarci comodamente sotto. Però è grazie a quelle trasmissioni se molti di noi abbiamo avuto maggiori possibilità di farci notare. Fine a qualche anno fa c'ero anche io, poi la TV, si sa, brucia tutto velocemente. Sono diminuite per me le opportunità, e forse non tutti i mali vengono per nuocere. Ti rimbocchi le maniche e incontri il pubblico dal vivo, mettendoti in discussione di sera in sera, di palco in palco. Inizio sempre il mio monologo con: "Stasera è diverso. Io non sono in televisione e voi non siete a casa vostra. io non ho due minuti e voi... non avete il telecomando!"
  
Sta per uscire "Impepata di nozze", il tuo primo film da attore protagonista e autore. Parlaci di questo lavoro e dell'esperienza sul set. Come hai modificato il tuo tipo di comicità nel passaggio dal palco alla macchina da presa? 
Stanno ultimando la fase di montaggio e la casa di distribuzione dovrà decidere il momento più opportuno per l'uscita nelle sale. Abbiamo scritto a quattro mani la sceneggiatura con il regista Angelo Antonucci ed è stato particolarmente interessante. Il linguaggio comico è differente ed molto più delicato scrivere per il cinema. Quando lo fai per un monologo, per la tv, per il teatro ti manca sempre qualche colore, mentre per un film hai a disposizione l'intera tavolozza. Sembrerebbe più semplice ma il complicato è trovare i giusti abbinamenti. Lavorare sul set è stata fantastico e molto divertente. Certo all'inizio la macchina da presa mi metteva un po' in agitazione, poi siamo diventati amici. Insomma è stata una bellissima esperienza.... da ripetere quanto prima. Promessa o minaccia? Fate un po' voi!
       
Cristiano Esposito





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martedì 17 aprile 2012

Il nuovo "Respiro" di Joe Barbieri al Diana di Napoli


Se Joe Barbieri fosse nato in Giappone probabilmente non sarebbero passati vent'anni di carriera prima di riuscire a suonare in un posto importante della sua città come il teatro Diana. E probabilmente questo vale per molti dei 62 paesi in cui esce in questo periodo "Respiro", il suo quinto album (lui direbbe il terzo, ma chi scrive apprezza troppo soprattutto l'album d'esordio per non considerare quella che lo stesso Joe considera una "falsa partenza"). Ciò che conta però è che finalmente Joe ha avuto la serata che meritava, in un grande teatro della sua città. Le emozioni che prova e che regala non si contano, è palpabile. Si "respira" buona musica, raffinata e di qualità, l'atmosfera giusta e un feeling speciale tra i musicisti sul palco e gli spettatori in platea. Il tutto guidato dalla voce di Joe, che accarezza il microfono e i nostri cuori, delicata ma straordinariamente incisiva.
 
A tre anni di distanza da "Maison Marvailha" (20.000 copie vendute tra Stati Uniti, Giappone ed Europa, uscito anche in versione live registrata nel 2010 durante il concerto sold out dell'Auditorium Parco della Musica di Roma), questo nuovo "Respiro" di Joe è l'ennesima conferma di un talento cristallino, ricercato; un patrimonio della musica napoletana e italiana che andrebbe difeso e promozionato senza se e senza ma. D'altronde, collaborare con reciproca soddisfazione con gente come Stefano Bollani, Fabrizio Bosso, Pino Daniele, Jorge Drexler, Omara Portuondo e Mario Venuti non è cosa da tutti. Il nuovo album è già impresso nella mente e nei cuori dei fan di Barbieri, che canticchiano i nuovi motivi con voce flebile quasi per rispetto alla voce dolce e incisiva di cui sopra. E' lo stesso cantautore a incoraggiarli a cantare con lui a piena voce e allora tutto il teatro si scioglie in un tripudio di voci, ritmo, cuori, emozioni. Una speciale miscela di jazz, world music, bolero, soft pop, bossa; naturale e istintiva proprio come l'atto del respirare. Musica vera, genuina e di ottima fattura apprezzata da qui al Giappone, dove Joe si esibirà a fine mese in tre date con doppi turni e dove probabilmente ancora una volta venderà più dischi che in Italia. In attesa di un'altra grande serata napoletana, perché respirare quest'aria in casa propria è sempre un'altra cosa.
Cristiano Esposito
 
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lunedì 16 aprile 2012

Il toccante racconto di Giuseppe Ayala e dei suoi anni con Falcone e Borsellino al Bellini di Napoli

Sarà stata l'atmosfera della domenica pomeriggio, l'orario della rappresentazione fissato alle 17:30 che sa di famiglia ancora riunita attorno alla tavola del pranzo o assopita sui divani. Fatto sta che questo incontro-spettacolo con Giuseppe Ayala è sembrata una cordiale chiacchierata tra amici che si rituffano in un passato con qualche residuo nodo non ancora venuto al pettine. "Peppino", come lo chiamavano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è lì impettito, orgoglioso e ancora infervorato quando parla del lavoro suo dei suoi colleghi al servizio dello Stato, nella lotta alla mafia. E cerca di spiegarci i motivi per i quali questa guerra non è ancora vinta utilizzando una metafora sportiva: siamo purtroppo di fronte ad una partita truccata fra due squadre i cui giocatori si scambiano le maglie continuamente, pur se la squadra Stato dovrebbe essere nettamente superiore e in grado di vincere il match. Una partita che dura ormai, ingiustificatamente, da 150 anni.
   
Il giudice Ayala ripercorre approfonditamente la storia del suo rapporto con Falcone e Borsellino, di quegli anni di sincera amicizia e lavoro alacre che fruttò tante soddisfazioni ma anche qualche delusione, nel momento in cui lo stato interruppe il suo concreto appoggio e talvolta gli remò addirittura contro. Tra le grandi soddisfazioni c'è naturalmente il racconto del maxi-processo a Palermo, in cui Ayala fu pubblico ministero. Due anni di lavori, un'ora e venti minuti per leggere la sentenza, 2.665 anni di condanne al carcere divisi fra i 360 colpevoli, 19 ergastoli per i boss: sicuramente la pagina più bella e vittoriosa scritta dalla giustizia italiana. Ma questa è una storia che qualcuno ha chiuso troppo presto, liquidandola magari con un semplice "Falcone e Borsellino contrastavano la mafia e per questo sono stati ammazzati". Le indagini sono ancora aperte, certi interrogativi restano ancora irrisolti. E poi c'è da tramandare la grande, straordinaria eredità civile e materiale che i due grandi giudici, ma prima di tutto grandi uomini, ci hanno lasciato. 
 
Una scena essenziale, dominata da una grande magnolia che è simbolo palermitano della lotta alla mafia e che campeggia ancora oggi davanti casa Falcone, adornata dai tanti messaggi che lasciati dai passanti per l'indimenticato e indimenticabile Giovanni.  E poi sedie e sgabelli, a gruppi di tre, messi lì come per far accomodare accanto a Peppino i suoi amici Giovanni e Paolo, che lo accompagnano in questo suggestivo viaggio. Fanno il loro le toccanti musiche originali di Roberto Colavalle e Matteo Cremolini, l'ausilio del racconto in scena di Francesca Ceci e la proiezione di filmati storici che ci conducono ancor più addentro le vicende di quegli anni. Giuseppe Ayala ha un carisma speciale, un modo di raccontare semplice ed efficace, che scava a fondo nelle coscienze. Ciò giustifica pienamente anche la strada politica che ha intrapreso per un certo numero di anni a partire dal 1992. In questo "Chi ha paura muore ogni giorno - I miei anni con Falcone e Borsellino", tratto dal suo libro omonimo, mette un bel pezzo della sua vita e della sua storia su un palco per mantenere vivo il ricordo e dare voce alla verità. Il nostro lavoro non si arrestò per la reazione di Cosa Nostra; noi fummo fermati da pezzi delle istituzioni dello Stato! E’ venuto il momento di chiarirlo”. Chiarire e ricordare, raccontare e tramandare: in questo spesso l'Italia non brilla di certo. La prima statua dedicata a Giovanni Falcone è stata posta in una scuola dell'FBI in America, in un punto davanti al quale gli allievi dovevano passare necessariamente almeno due volte ogni giorno. In America.
 
Cristiano Esposito
 
 
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sabato 14 aprile 2012

Francesco Paolantoni porta il suo "Hotel Desdemona" all'Acacia di Napoli

Francesco Paolantoni ritorna a teatro nel triplice ruolo di autore, regista e interprete protagonista della commedia "Hotel Desdemona", in scena in questi giorni al teatro Acacia di Napoli. L'obiettivo, perlopiù raggiunto, è quello di far ridere senza sosta il pubblico attraverso la storia di un regista che con la sua compagnia amatoriale intende mettere in scena l'Otello di Shakespeare. Un modo come un altro per allontanarsi dal classico repertorio napoletano, per comunicare al pubblico il suo pensiero sulla gelosia che rovina tutti i rapporti e sfruttare i vantaggi delle compagnie filodrammatiche: poche spese, maggiori sponsor. Non sarà facile allestire questo Otello per il regista Francesco, alle prese con una compagnia dall'esilarante inaffidabilità e costretta a dedicarsi al teatro solo come hobby, facendo tutt'altro per vivere. Arriva finalmente il giorno della rappresentazione e va da sé che strambi eventi condurranno ad una rappresentazione dell'Otello del tutto particolare.
    
Accanto al divertimento emerge qualche spunto di riflessione esclusivamente al primo atto, durante il quale assistiamo al tentativo della compagnia di provare lo spettacolo da tenere il giorno seguente. Ci si confronta sulla gelosia, sul degrado politico e culturale, sui tagli allo spettacolo che affossano la nostra tradizione e la nostra arte. Per il resto è tutta comicità leggera ma mai volgare, che si dirama da un canovaccio stile commedia dell'arte. Il "teatro nel teatro" la fa da padrone e raggiunge il suo culmine durante il secondo atto, quello della rappresentazione della tragedia, in cui metà palco ci mostrerà gli attori che recitano l'Otello e metà i camerini e tutto ciò che accade dietro le quinte. Altra operazione interessante quella dei "contenuti extra", in cui Paolantoni coinvolge il pubblico mostrandogli, con l'ausilio dei suoi attori, il trailer dello spettacolo e una scena tagliata che termina con un folle inseguimento in platea. Prova superata per l'attore partenopeo, che riesce anche a circondarsi di un cast di tutto rispetto: bravissimo come sempre Tonino Taiuti, brillanti Andrea Di Maria e Arduino Speranza, piacevoli sorprese Susy Del Giudice e Lucia Rocco. Un plauso alle musiche originali di Antonio Annona e alla Komiko Production che questa volta, con minori risorse e più idee, mette su una rappresentazione davvero genuina e godibile.
   
Cristiano Esposito
 
Lo spettacolo resta in scena al teatro Acacia di Napoli fino a domenica 22 aprile 2012. Per info consultare il sito www.teatroacacia.it.

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