giovedì 28 febbraio 2013

Gleijeses-Arena in scena al Bellini di Napoli con "A Santa Lucia"



Geppy Gleijeses questa volta pesca nel mare di Viviani e porta sul palcoscenico una piccola parte del golfo di Napoli. "A Santa Lucia" riprende infatti "Santa Lucia nova", commedia con musiche del grande commediografo nativo di Castellammare di Stabia messa in scena l'ultima volta nel 1943 insieme ad "Osteria di campagna". I protagonisti sono dei poveri barcaioli e pescatori che per sbarcare il lunario dipendono dal turismo di una borghesia decadente, arricchitasi dopo il primo conflitto mondiale. Cocottes e viveurs embrioni di quella dolce vita che verrà decenni dopo e che Viviani dipinge come squallidi e vacui. La rappresentazione è ambientata al Borgo Marinari nel 1919, epoca dei primi bagliori del Varietà, dell'Avanspettacolo e del Cafè-Chantant. Ecco che in una domenica notte qualunque, dopo l'uscita degli spettatori dai teatri, al ristorante Starita compaiono nobili spiantati, mendicanti, poeti squattrinati, improbabili veggenti e cafoni arricchiti che si incontrano-scontrano con i luciani, poveri ma dignitosi abitanti di Santa Lucia. Uomini e donne "fermi come lo scoglio, il mare li corrode, li distrugge, ma non li smuove", "'nzuvarate 'e mare". Il filo conduttore della vicenda è rappresentato dall'incontro della mondana, sensuale e capricciosa Fanny (Marianella Bargilli) con Jennariello (Daniele Russo), barcaiolo di famiglia modesta. Un amore che non può però consumarsi, le classi sociali sono barriere troppo alte e Viviani non concede il lieto fine consolatorio. 
 
Un proscenio suggestivo, con vera acqua che riflette le luci sulle pareti del teatro, una barca che lo attraversa e ci porta lì, tra le onde di Castel dell'Ovo. Gleijeses ha ormai abituato il suo pubblico a scenografie ad effetto: ricordiamo, ad esempio, gli enormi girasoli di "Ditegli sempre di sì". Ha scelto un testo di Viviani sconosciuto ai più, in bilico tra l'italiano parlato dai borghesi e il napoletano verace dei luciani. Lo scontro tra le due classi sociali raggiunge il culmine nel secondo atto, ambientato in zona Chiatamone, nel quale non appare né lui (strappa diverse risate nei panni di cocainomane e sonnambulo divinatore al primo atto) né l'atteso Lello Arena (poeta squattrinato e magnetizzatore nella prima parte). Alla fine sembra prevalere la fierezza degli uomini di mare, accomunati però ai borghese da una certa insoddisfazione per le miserie (ognuno ha le sue) della vita. La direzione musicale è affidata a Guido Ruggeri, le assai gradevoli scene a Pierpaolo Bisleri. Un affresco a tratti bozzettistico della Napoli di inizio Novecento, una forma di teatro unica e inclassificabile, giustamente popolare, che però probabilmente andava riadattata in una forma più digeribile ai giorni nostri.

Cristiano Esposito


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mercoledì 20 febbraio 2013

Siete tutti invitati al "Peppy Hour" di Peppe Iodice al Delle Palme di Napoli


Il comico partenopeo Peppe Iodice torna in teatro con il suo nuovo spettacolo, "Peppy Hour - Party Show", battezzato al Delle Palme di Napoli. Insieme a Pino L'Abbate, Frank Cortopassi, Nuvoletta Lucarelli e Raoul inscena il suo compleanno in teatro, con i suoi amici che gli hanno preparato sorprese più o meno gradevoli. Il tutto è un pretesto per i suoi monologhi vulcanici, simpaticamente chiassosi, per fare quel cabaret spumeggiante che gli ha dato un discreto successo. E allora via a parlare in maniera colorita di crisi, figli, intellettuali (ormai vero cavallo di battaglia) e tempi moderni. Non mancano intermezzi musicali e mascherati, come la parodia di un maccheronico Don Chisciotte della Mancia. Coraggiosamente lasciato fuori Birillo, personaggio attraverso il quale molti identificano Peppe Iodice. Una sorta di varietà comico che parte da una buona idea, con tanto di assaggio di torta per gli spettatori all'uscita dal teatro, ma che fa fatica a decollare e a innescare risate senza sosta. Probabilmente lo spettacolo ha bisogno di un certo rodaggio, alcune battute vanno limate per far riemergere il punto di vista originale, illuminante del comico che abbiamo apprezzato anche quest'estate durante la rassegna "Ridere" al Maschio Angioino. Peppe Iodice resta un attore comico particolare, con un timbro di voce che sembra venuto fuori da un cartoon, tenero e caustico allo stesso tempo, che sa interpretare i suoi monologhi vivendoli e senza rinunciare ad un’improvvisazione altrettanto esilarante. Il pubblico non può che apprezzare la sua capacità di raccontare la nostra società con estro e vivacità, cosa che non impedisce alla gente comune di rispecchiarvisi e di esorcizzare così manie e disavventure quotidiane. 

Cristiano Esposito
 
                                                    
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giovedì 14 febbraio 2013

Il ciclo infinito della vita secondo Familie Flöz al Bellini di Napoli



Dopo il successo della scorsa stagione teatrale Familie Flöz torna al teatro Bellini di Napoli, questa volta con lo spettacolo "Infinita". Un anno fa con "Hotel paradiso" avevamo imparato a conoscere questo fantastico modo di far teatro, classico e innovativo allo stesso tempo, che pure va avanti dal lontano 1994. Un teatro di figura, di maschera, danza, clownerie, acrobazia, improvvisazione. E autentica poesia. Quest'ultima viene fuori ancor di più in "Infinita", spettacolo risalente al 2006 e incentrato sui primi e sugli ultimi istanti di vita dell'uomo, sulla nascita e sulla morte. Sul timido ingresso nel mondo, con i primi passi e le prime scoperte, come quella del sesso; e sull'inevitabile caduta finale. Le fasi dell'esistenza che più si assomigliano: tenere, comiche, fragili e poetiche. Categorie fuori dal mondo del lavoro, che sembrano “inutili” per un certo tipo di società produttiva. 

Suggestiva già l'entrata in sala dello spettatore, che a sipario aperto si trova davanti una videoproiezione di ombre (profili rigorosamente mascherati da Flöz, ovviamente) che procedono in processione, lentamente, inesorabilmente. "Infinita" procede con un'universalità che porta ogni spettatore al centro della scena, che ci fa sorridere ed emozionare di noi stessi. Si torna insomma tutti un po' bambini quando gli attori fanno galleggiare sulla platea e sui palchi una grande palla azzurra con cui finisce per giocare il teatro intero. La vita è un ciclo infinito. In scena i due registi dello spettacolo Michael Vogel e Hajo Schüler, insieme a Björn Leese e Benjamin Reber.


Diciassette spettacoli in otto anni, oltre centocinquanta maschera in cartapesta create in modo artigianale, non una sola parola comprensibile proferita sul palco. Eppure per il pubblico entusiasta di tutto il mondo e di tutte le età non mancano emozioni, risate e commozione. Le rigide maschere comunicano perfettamente con mezzi antelinguistici una vasta gamma di sentimenti grazie alla bravura degli interpreti, che poi ne sono anche i realizzatori. Il conflitto fisico è l'origine di tutte le azioni drammatiche, l'attore scrive quindi la scena con il corpo, nell'aria. Musiche e luci orchestrate sapientemente fanno il resto. "Infinita" è forse in certi frangenti più lento di "Hotel Paradiso" ma pregno di una poesia che ti prende fino alla fine perché parla di ognuno di noi. Uno straordinario progetto teatrale che ci fa riscoprire un apprezzabile humor tedesco.


Cristiano Esposito

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domenica 10 febbraio 2013

Il favoloso mondo di "Brachetti and his friends" in scena all'Acacia di Napoli


Dopo qualche data all'aperto risalente al 2010 prende forma al teatro Acacia di Napoli "Brachetti and his friends", nuovo progetto del trasformista torinese. Uno spettacolo che racconta per sommi capi la nascita e la crescita dell'uomo e dell'artista Arturo Brachetti, i cui numeri sono intervallati dalle esibizioni di straordinari performers divenuti amici durante il suo cammino.
Brachetti in pillole, insomma, ma con tutti i numeri più celebri e qualche novità. Cambi d'abito fulminei, ombre cinesi, la celebre chapeaugraphy (25 personaggi con un unico cappello: da Napoleone a Cleopatra,  passando per Don Camillo e la Gloria Swanson di "Viale del tramonto") e il filo immaginario che, con il solo ausilio di effetti acustici, crea dal niente un mondo di fantasia. Molto apprezzato dal pubblico un pezzo nuovo in cui Arturo omaggia il cinema di Tim Burton eseguendo dei disegni dal vivo con la sabbia, le cui sfumature rendono con strabiliante precisione l'atmosfera cupa dei lungometraggi del regista statunitense. Ecco quindi comparire in videoproiezione in tempo reale personaggi come Batman ed Edward mani di forbice, con a chiudere delle realizzazioni dedicate a Napoli che sembrano voler chiudere la querelle di un anno fa.
Ci sono poi gli amici che accompagnano Arturo Brachetti in quest'avventura. "I Lucchettino", alias Luca Regina e Tino Fimiani, che miscelano magia e comicità con grande padronanza scenica. Il giovanissimo Luca Bono, appena ventenne, mago illusionista arrivato in finale alla trasmissione televisiva "The illusionist". Simpatia e brividi per le esibizioni di Mister David, giocoliere mozzafiato capace di equilibrismi estremi abbinati all'escapologia. Infine Andrzej & Tomasz, ex Cirque du Soleil, acrobati polacchi dalla forza e dalla grazia straordinarie.
Chiude lo show Brachetti con l'imponente  "nevicata a ferragosto", numero di forte impatto visivo che magicamente imbianca anche il suo abito. Come sempre stupore, ammirazione e meraviglia nei presenti, grandi o piccini che siano. "Brachetti and his friends" funziona e colpisce nel segno. Il progetto è in via di sviluppo e sfocerà nella prossima stagione teatrale in "Magiko!", nuova creazione della fervida fantasia di Arturo Brachetti. Che continuerà certamente a sorprenderci e farci sognare ad occhi aperti come pochi altri.

Cristiano Esposito

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mercoledì 6 febbraio 2013

Quando il teatro si tinge di verde: “Shrek – The musical” sbarca al Bellini di Napoli


A dodici anni dall’uscita del primo film d’animazione firmato Dreamworks, basato su una fiaba omonima di William Steig del 1990, il marchio “Shrek” continua la sua parabola di successi in teatro. E’ il teatro Bellini che riesce a portare a Napoli il musical che gira l’Italia ormai dall’ottobre del 2012 e che ha raccolto consensi di pubblico e critica. “Shrek – The musical” racconta fedelmente la trama che ha caratterizzato il primo lungometraggio, quello dell’Oscar come miglior film d’animazione, in cui l’orco verde amato da grandi e piccini riceve da Lord Farquaad l’incarico di salvare la principessa Fiona, tenuta prigioniera da un drago in una torre. Non può di certo mancare Ciuchino, l’asino parlante amico di Shrek, da sempre tra i personaggi più amati della saga. E poi i personaggi delle fiabe sfrattati da Lord Farquaad come Pinocchio, Peter Pan, il lupo di Cappuccetto Rosso, i tre porcellini, il brutto anatroccolo e così via. 

Il musical è un progetto internazionale, che ha già trionfato a New York, Londra, Madrid e Parigi (solo in Francia si contano 22 milioni di fans); alla regia di Ned Grujic si affianca quella di Claudio Insegno, mentre le musiche originali sono di  Jeanine Tesori. Il cast si avvale di valenti ballerini e cantanti, tra i quali spiccano senz’altro Piero Di Blasio nel ruolo di Lord Farquaad, una brillante Alice Mistroni che interpreta Fiona e l’eclettico Emiliano Geppetti, nei panni di Ciuchino. Apprezzabili i costumi di Luisa Spinatelli, deludono forse un po’ le aspettative da grande produzione le scene, limitate a enormi fondali e pochi praticabili. Lo spettacolo diverte un pubblico eterogeneo così come è accaduto sul grande schermo, perdendo forse un po’ di quell’irriverenza che imperversava nei lungometraggi d’animazione. Ma la storia è ancora fresca e vitale, di quelle che pur se note a tutti c’è sempre voglia di riviverle come fosse la prima volta. Shrek ha cambiato forse per sempre la fruizione del cartone animato e della fiaba, ampliando di molto il target e riuscendo a portare al cinema e a teatro adulti e bambini. Divertendo tutti, compresi i fedelissimi dei classici Disney che spesso storcono il naso davanti ai cartoni animati moderni. Prova superata anche sul palcoscenico, per uno spettacolo leggero e divertente ma che si propone comunque di veicolare i suoi messaggi edificanti. 

Cristiano Esposito 

Articolo pubblicato su Teatro.org al seguente link:
                                                
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sabato 2 febbraio 2013

Grimmless: la realtà senza fiaba secondo Ricci e Forte in scena al Bellini di Napoli


Il Teatro Bellini si conferma casa del teatro a tutto tondo e ospita a Napoli il nuovo lavoro firmato Ricci/Forte. “Grimmless”, come tutti gli allestimenti dei due enfants terribles della nuova scena italiana che vengono dalla serie tv “I Cesaroni”, è un’esperienza forte, con un’estetica e un linguaggio particolari, che difficilmente lasciano indifferenti. Oscillando tra segni ipercontemporanei e arcani la rappresentazione ci racconta la nostra realtà senza fiaba, in cui regna la violenza, humus nel quale tocca crescere ai giovani  di oggi. I cinque protagonisti sul palco rappresentano proprio i ragazzi moderni, con pochi e sbagliati punti di riferimento, viandanti senza meta che mettono in evidenza il contrasto tra le favole di cui dovrebbero nutrirsi e le storture di questo mondo con sempre meno etica e morale. Elencano al pubblico episodi di violenza, sessualità deformata, disperazione. Ordinaria follia odierna, cantilenata in modo asettico e monocorde. Raccontano le favole canoniche in modo deviato, con l’incanto che trasmuta in disincanto. E Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio finiscono per denudarsi e coprirsi a vicenda di quell’oro che vuole forse rappresentare la cultura mainstream attuale, quella dei soldi, del consumismo e del potere. O che forse vuole sottolineare l’importanza dimenticata del calore umano e della solidarietà. Ma i vestiti che i ragazzi indossano sul finale sono troppo grandi, troppo da adulti, troppo larghi e scomodi. Si cresce troppo in fretta oggi, si è costretti ad essere adulti quando ancora non lo si è diventati. Il segnale rivelatorio di ciò è la latente (mica tanto) voglia di giocare, la voglia inappagata di fiabe. Si celebra un’Italia che di favola ha ormai veramente poco. E ad una ragazza in scena viene finalmente la voglia di staccare la corrente e fermare tutto il sistema. Forse è finalmente arrivato quel “momento del viaggio in cui si comincia a tornare indietro, verso noi”.
 

Un lavoro che per lunghi tratti funziona e colpisce, ora più in superficie ora più in profondità. Non sappiamo quanto per aver soddisfatto un certo voyeurismo (nudi, che noi riteniamo quasi sempre inutili artisticamente ed evitabili, e violenza) o quanto invece per aver innescato riflessioni fertili sulla situazione attuale. Bravissimi i cinque interpreti, impegnati in una performance eclettica e fisicamente dispendiosa.

Cristiano Esposito

 

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