sabato 31 dicembre 2011

“Fino a prova contraria”: la nuova commedia di e con Ceruti & Villano in scena al Cilea di Napoli

Molti li conoscono come i protagonisti di “Fuoricorso”, sit-com trasmessa da Canale 9, emittente locale parteopea. Anche perché da diverso tempo traspongono i loro personaggi del piccolo schermo, Damiano e Cosimo, anche sui palcoscenici teatrali. Fatto sta che Ciro Ceruti e Ciro Villano si confermano, con questa commedia intitolata “Fino a prova contraria”, tra i prodotti più interessanti della nuova leva drammaturgica e attoriale (per quanto riguarda questo genere) napoletana. Dalla loro penna nascono intrecci divertenti e in grado di mantenere vive l’attenzione e la curiosità del pubblico, leggeri ma intelligenti, esilaranti ma mai volgari. Dal punto di vista recitativo la coppia è ormai collaudatissima, ha quei ritmi serrati che sono fondamentali quando si tratta di dover far ridere, in un’alternanza continua del ruolo della spalla in cui nessuno dei due primeggia sull’altro.

In questa pièce Damiano e Cosimo interpretano rispettivamente un avvocato e il suo portaborse; il primo si ritroverà come genero  un serial killer da lui magistralmente difeso qualche anno prima e fatto uscire di galera, mentre il secondo cercherà di separarsi da sua moglie (una bravissima Floriana De Martino, già vincitrice di due premi “Massimo Troisi”) senza però perdere la possibilità di vedere suo figlio, unica sua ragione di vita. Di più non sveliamo per non rovinarvi la sorpresa. In scena con Ceruti e Villano la già citata Floriana De Martino, Giovanni Allocca (che merita anch’egli un plauso), Giusi Cervizzi e Simona Ceruti. Le scene sono di Massimiliano Pinto, il disegno luci di Mario Esposito. Regia di Ciro Ceruti. Consigliatissimo.

Cristiano Esposito

  
Lo spettacolo resta in scena al teatro Cilea di Napoli fino a domenica 8 gennaio 2012. Per info consultare il sito www.teatrocileanapoli.it
 
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lunedì 26 dicembre 2011

“La vera storia di Giulietta e Romeo” secondo Giacomo Rizzo al teatro Totò di Napoli


Dopo le prime date di provincia Giacomo Rizzo debutta nella sua Napoli al teatro Totò con la sua ultima fatica teatrale, intitolata “La vera storia di Giulietta e Romeo”. Un primo atto che spiazza lo spettatore ci presenta Rizzo e Carla Schiavone nei panni di due attori di varietà a confronto con due attori classici, impersonati da Simona Esposito e Antonio Romano. Contrapposizione tutta da ridere, tra equivoci e gag verbali, in cui la rappresentazione prende le parti degli attori “leggeri” difendendoli dalle invettive dei colleghi. Bisogna attendere il secondo atto per assistere alla rivisitazione napoletana della tragedia di Shakespeare. Ecco quindi il balcone di Giulietta trasferito in un vicolo partenopeo, i panni stesi ad asciugare, i rifiuti per la strada e un Romeo-Rizzo con qualche anno in più rispetto alla sua bella. I dialoghi sono dominati dal dialetto più colorito e intervallati da celebri motivetti italiani parodiati per l’occasione.


La trama presentata sul sito del teatro Totò è chiaramente differente, con un attore in più e un intreccio ben più complesso. Probabilmente il testo ha subito qualche modifica in corsa e in sala se ne avverte la sensazione: un primo atto completamente slegato dal secondo, con macchiette e canzoni di rivista che cedono il posto ad una sintesi essenziale della storia di Giulietta e Romeo. Giacomo Rizzo,attore esperto e figlio della migliore tradizione teatrale napoletana, ad ogni modo sa come suscitare risate e applausi e sopperisce quasi da solo alle crepe del testo. Bravi gli altri interpreti, forse un po’ troppo urlata la performance di Carla Schiavone. Musiche arrangiate ed eseguite dal vivo dal maestro Tony Sorrentino e da altri due elementi, costumi di Daniela Lombardo e scene di Tonino Di Ronza.

  
Cristiano Esposito


Lo spettacolo resterà in scena al teatro Totò di Napoli fino a domenica 15 gennaio 2011. Per info consultare il sito www.teatrototo.it .
  
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venerdì 16 dicembre 2011

“L’arca di Giada” salpa al teatro Bellini di Napoli


Operazione nuova (per l’Italia) e complessa questa de “L’arca di Giada”, musical fantasy 3d firmato da Kristian Cellini (coreografie), Daniela Fusco (testi e 3d), che tra l’altro ha scritto e illustrato il libro “L’arca di Giada – La leggenda delle terre incantate” da cui lo spettacolo trae ispirazione, e dal napoletano Toni Verde (musiche e regia).

Trama in pieno stile fantasy. In un’antica libreria due ragazzi si imbattono nel “Libraio dei sogni” che consiglia loro un libro che li trasporterà in un fantastico viaggio attraverso i quattro regni incantati; Regno del Mare, Regno del le Terre Incantate, Regno dell’Aria e Regno del Sole. Qui, tra creature fantastiche e diaboliche, troveranno il perfido monaco alchimista Kascir, la principessa predestinata Gioviska e il coraggioso cercatore Sansar che lottano per raggiungere il segreto della Pietra di Giada.

Un cast di ventisei artisti tra cantanti, ballerini, attori, acrobati e funamboli accompagnerà lo spettatore in una storia di amore, mistero, magia e avventura in luoghi fantastici e surreali. Su tutti spicca il tenore Piero Mazzocchetti, nel ruolo del saggio Igar. Un musical immerso in atmosfere medievali, che racconta la classica battaglia tra bene e male in chiave lirica, contaminata da sfumature pop e rock. Uno spettacolo per gli amanti del fantasy, che attraverso la multimedialità diffusa, le acrobazie e i funamboli cattura anche i più piccoli. La storia non è delle più semplici da seguire, puntellata da quadri brevi ed essenziali, e si poggia sugli interventi di un narratore. Funzionano i costumi, le coreografie, le voci di tenori e soprano e gli elementi scenografici praticabili. Funzionano forse un po’ meno la trama troppo intricata, le basi musicali che appaiono campionate più che suonate e le ridondanti proiezioni video in 3d che sembrano venir fuori da videogiochi non recentissimi. La produzione è imponente, siamo alle prime repliche e c’è tutto il tempo di apportare qualche correttivo per fare di questo lavoro tutto italiano uno degli spettacoli evento di questa stagione teatrale.

Cristiano Esposito


Lo spettacolo resta in scena al teatro Bellini di Napoli fino a domenica 18 dicembre 2011. Per info consultare www.teatrobellini.it e www.arcadigiada.com .
  


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martedì 13 dicembre 2011

AMARCORD: “La paura che ti fai – Sveglia e vinci!” di e con Eduardo Tartaglia

Teatro Totò, Napoli, novembre 2011

Divertimento e riflessione all’ombra del Vesuvio. Eduardo Tartaglia fa certamente tesoro dell’illustre tradizione teatrale partenopea e questi suoi due atti unici, che porta in giro per i teatri ormai da diversi anni, lo testimoniano senza ombra di dubbio. Brillante autore reduce dalla scrittura dei testi del musical “Alice nel paese delle meraviglie” e presto di nuovo in teatro con la sua nuova commedia “Questo bimbo a chi lo do”, Tartaglia si sta facendo strada con tenacia e discrezione, forte del supporto di un pubblico che lo sostiene entusiasta.

Il primo atto unico dello spettacolo è “La paura che ti fai”, storia di un professore e di un bidello intrappolati in uno scantinato di una scuola in seguito ad un terremoto probabilmente causato da un’eruzione del Vesuvio. Il bidello Tartaglia, con l’impertinenza di Totò e l’indolenza di Troisi (di cui è compaesano), scatena ilarità nei litigi e negli equivoci con il professore, un altrettanto bravissimo Salvatore D’Onofrio. Ma come spesso accade la drammaticità della situazione e la convivenza forzata faranno emergere ciò che i due hanno in comune, nel nome dell’amicizia e della solidarietà.

Il secondo tempo è affidato a “Sveglia e vinci!”, nel quale entra in scena la talentuosa Veronica Mazza che cattura immediatamente il pubblico in sala con una recitazione serrata e che risulta sapiente e comicissima. La situazione è grottesca, surreale, ma probabilmente più vicina alla realtà di quanto si pensi. Si narra di una lotteria, che da il titolo alla pièce, nella quale vince il malato che esce dal coma durante una diretta televisiva. Nel carosello di familiari che accorrono al capezzale del malato sorteggiato quello che spicca è il venale interesse, la cupidigia e la meschinità. La società della vita in diretta e del dio denaro rende insensibili al dramma anche i parenti del pescatore in fin di vita, che personificato in scena da Tartaglia in veste di anima invisibile ai presenti, ad un certo punto nutre qualche dubbio sull’opportunità di risvegliarsi davvero dal coma.

Le scene sono state realizzate da Luigi Ferrigno, i costumi da Annalisa Ciaramella. Teatro semplice e genuino, firmato da uno dei principali autori partenopei emergenti.


Cristiano Esposito



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sabato 10 dicembre 2011

"Komikaze": i Ditelo Voi in scena al teatro Totò di Napoli

La formula è collaudata, il gruppo affiatato, il pubblico fidelizzato. Dopo 15 anni di lavoro insieme i “Ditelo voi” (al secolo Francesco De Fraia, Mimmo Manfredi e Raffaele Ferrante) non perdono colpi e continuano a divertire divertendosi. Dopo il buon successo de “L’era digitale” il trio comico napoletano torna al teatro Totò con questo “Komikaze”, collage di sketches abitati da personaggi paradossali che originano situazioni divertenti e coinvolgenti per la platea. Come Massimo Troisi ai tempi de “La smorfia” i tre indossano maglia e pantaloni neri, attillati, e si cambiano in scena aggiungendo sopra qualcosa per ogni “mini atto unico” che devono interpretare.
Lo spettacolo fila via liscio, ci si diverte senza artifici volgari o stupidi; il pubblico adotta immediatamente Francesco, Mimmo e Raffaele e i loro personaggi. Risate e riflessioni su questa società che corre sempre più contro il tempo.

Cristiano Esposito


 
Lo spettacolo resta in scena al teatro Totò fino a domenica 18 dicembre 2011. Per info consultare il sito www.teatrototo.it

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sabato 3 dicembre 2011

Gigi Savoia in scena al Delle Palme di Napoli con "Ditegli sempre di sì"

Gigi Savoia ha sempre dimostrato di saper trattare i grandi capolavori di maestri come Eduardo con i guanti bianchi. Lo facciamo anche noi ed evitiamo di raccontare per l'ennesima volta la trama di una delle commedie più divertenti del Maestro. Ricordiamo soltanto che questa commedia ha più di ottanta anni e come ogni capolavoro non li dimostra per niente; testo ancora oggi attualissimo e che suscita risate e riflessioni anche in chi lo conosce bene da tempo.

Dopo "Chi è cchiù felice 'e me" Gigi Savoia non lascia Eduardo e riporta in scena questa sua pièce con un cast davvero ottimo: accanto all'inossidabile Antonio Casagrande e alla deliziosa Maria Basile Scarpetta piazza giovani interessanti, tra i quali spicca un sorprendente Massimo Masiello nei panni di Luigi Strada, alter ego del protagonista Michele Murri. A completare il tutto la squadra tecnica, con la regia di Maurizio Panici, le scenografie di Renato Lori, i costumi di Lucia Mariani e il disegno luci di Franco Ferrari. Menzione a parte meritano le musiche del maestro Antonio Sinagra, che caricano di inquietudine l'atmosfera nei momenti di follia che avvolgono il protagonista, agevolando la riattualizzazione del testo.


Convince Gigi Savoia nei panni di Michele Murri, cucendosi addosso un personaggio godibilissimo e senza inutili scimmiottamenti eduardiani: è una delle cose più difficili per un attore alle prese con i mostri sacri. Il suo personaggio continua a catturare il pubblico, stanando ipocrisie e luoghi comuni con la sua (lucida?) follia e la sua ossessione nell'invitare tutti ad utilizzare la "parola adatta". Incontenibile Antonio Casagrande, che ha ancora tanto da dare sul palcoscenico e sembra a tratti volersi esprimere di più di quello che il suo personaggio gli consente, lui che nell'edizione per la televisione del 1962 fu un grandissimo Luigi Strada. Eduardo in questo testo rende a tratti labile il confine tra pazzia e normalità, ci fa ridere di una tragedia che trasmuta in farsa. E' un pò la storia della nostra esistenza, che senza un pizzico di follia risulterebbe asettica e sterile. Vedi come fila il ragionamento?

Cristiano Esposito


Lo spettacolo resta in scena al teatro Delle Palme di Napoli fino a domenica 11 dicembre 2011. Per info consultare il sito www.teatrodellepalme.it.
 
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venerdì 2 dicembre 2011

Gocce del vero Proietti in un mare di varietà all'Augusteo di Napoli


La sensazione che si palesa dopo questo varietà-fiume di due ore e quaranta minuti sembra comune agli altri spettatori in sala, pur se paradossale considerata la durata dello spettacolo. I discorsi della gente, tra la platea, il bar e la toilette, avvalorano la nostra impressione: c’è troppo poco Proietti in tutto questo varietà. “Di nuovo buonasera…a tutti!” riempirà facilmente l’Augusteo di Napoli fino al 18 dicembre, il pubblico partenopeo ha il palato fine e quando passano questi mostri sacri dalle nostre parti sarebbe un delitto perderseli. Ma a fine rappresentazione la “sete di Proietti” resta per certi versi inappagata. Mancano alcuni personaggi storici (vedi Pietro Ammicca) , alcuni numeri che la gente si aspetta. Il mattatore di “A me gli occhi, please”, spettacolo che proprio in questi giorni festeggia i suoi trentacinque anni, cede generosamente qualcosa agli sketch corali, alle coreografie, alle canzoni e alle sue due figlie. Emblematico il fatto che uno dei momenti più coinvolgenti ed entusiasmanti per il pubblico sia il bis in cui Proietti recita lo sketch della “saùna di Toto”. Probabilmente puntellare lo spettacolo di più momenti analoghi avrebbe fatto davvero venir giù il teatro, fermo restando che a fine spettacolo il pubblico applaude comunque lungamente.

Gigi Proietti ci accompagna brillantemente in questa ricostruzione della storia del’avanspettacolo e del  varietà, col consueto estro e con il suo carisma magnetico. Questo piacevole viaggio nel mondo dello spettacolo italiano del Novecento si apre con un omaggio a Napoli e a Eduardo, più precisamente con la messa in scena dell’atto unico “Pericolosamente”. La padronanza del dialetto napoletano è assoluta e il pubblico lo apprezza a suon di risate. Successivamente Proietti spazia talentuosamente da Shakespeare a Petrolini, passando per l’intensa recitazione della poesia “Questo amore” di Roberto Lerici. Carlotta e Susanna Proietti si dimostrano all’altezza; in particolare incanta la voce della prima che si cimenta in un appassionatissimo bolero.
   
Accompagna il tutto un’orchestra dal vivo che prende a braccetto la voce calda e intensa di Proietti su melodie popolari romane e su brani classici del repertorio swing come "I got you under my skin" e "Fly me to the moon". Le coreografie sono di Fabrizio Angelini.
Teatro di prim’ordine, che giova alla mente e al cuore: uno spettacolo come “A me gli occhi, please”, che ha influenzato il modo di fare teatro di tantissimi attori che sarebbero venuti dopo, andrebbe festeggiato ogni anno. Perché, parafrasando Petrolini, spesso tornare all’antico è fare un progresso.

Cristiano Esposito


Lo spettacolo resta in scena al teatro Augusteo di Napoli fino a domenica 18 dicembre 2011. Per info consultare il sito www.teatroaugusteo.it .

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martedì 29 novembre 2011

Gino Rivieccio mette in scena la sua "Pazienza differenziata" dal 6 dicembre all’Acacia di Napoli


Testo: Gino Rivieccio, Maurizio De Giovanni, Gustavo Verde;
Regia: Gino Rivieccio;
Cast: Gino Rivieccio, Fiorenza Calogero, Rosario Minervini;

Gino Rivieccio è un inguaribile innamorato della propria città. E come tale il suo amore per Napoli non riesce mai a scalfirsi, anche se a volte questa terra ti tradisce, ti lacera dentro, ti lascia un sapore amaro in bocca. E qui interviene “La pazienza differenziata” che ti da ogni volta la forza di attendere e sognare tempi migliori, di sbollire la rabbia e lo sdegno, di accettare e perdonare, insomma, l’ennesimo sgarbo della tua “innamorata”.


Rivieccio torna in scena col suo nuovo spettacolo (scritto con Maurizio De Giovanni e Gustavo Verde) più in forma che mai, confermandosi un ottimo cabarettista e attore comico con un occhio sempre lucido rivolto al sociale e alle contraddizioni della realtà in cui viviamo. Un comico che ha sempre qualcosa da dire, insomma, su questioni di un certo spessore e che riguardano davvero da vicino tutti noi. Al giorno d’oggi non è cosa da poco.
Una satira che si rivela intelligente e coinvolgente perché trova sempre d’accordo lo spettatore medio, con un acume e una schiettezza esilaranti. E allora ecco la staffilata al sindaco De Magistris che di questo passo farà anche della tangenziale un’isola pedonale e istituirà presto i “pedoni alterni”; la parodia di un Bossi che dalla sua nazione immaginaria definisce immaginaria Napoli e la sua musica; il cameriere che serve vip e politici e ne racconta vizi (tanti) e virtù (pochissime); il sovrintendente alle intercettazioni telefoniche che ci spiega quanto sia “duro” il suo lavoro.

Lo spettacolo regala spunti per divincolarci tra i cumuli di spazzatura (morale e sociale oltre che quella vera e propria) che sempre più ci sommergono, partendo da un sacchetto abbandonato, “rifiutato”, che ci dimostra come a volte siano più le cose nuove da buttare piuttosto che quelle vecchie. E propone la satira come inceneritore dove riporre i rifiuti e i finti spazzini che ci circondano. Gino Rivieccio è accompagnato in scena dalla voce verace di Fiorenza Calogero e dalla spalla Rosario Minervini. Le musiche dal vivo sono arrangiate e dirette da Gianni Minale.

Cristiano Esposito

Lo spettacolo resta in scena al teatro Acacia da martedì 6 a domenica 11 dicembre 2011. Per info consultare il sito www.teatroacacia.it .
   
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venerdì 25 novembre 2011

Massimo Ranieri e il teatro di Eduardo in tv: tanto rumore per nulla (o quasi)

Chiariamoci subito. Io per primo mi considero un inguaribile nostalgico, un viscerale appassionato del teatro di una volta, dei grandissimi artisti napoletani che esprimendosi in dialetto napoletano hanno scritto pagine irripetibili di arte e spettacolo. Uno di quelli convinti che certe commedie non verranno mai più scritte né rappresentate, nemmeno lontanamente. Sono d'accordo: Eduardo è tutta un'altra cosa. Ma le tante, troppe critiche piovute addosso a Massimo Ranieri e alla sua operazione che finalmente riporta il teatro in prima serata in tv mi sembrano a tratti esagerate. Per alcuni addirittura non c'è niente o quasi da salvare. Amo anche io, e non sapete quanto, il modo in cui si faceva teatro e teatro in televisione. Ma non bisogna lasciarsi ottundere da tutto ciò. Reinterpretare mostri e testi sacri oggi, con i nuovi mezzi a disposizione, con produzioni importanti e attori che comunque non sono gli ultimi arrivati è una boccata di ossigeno per il teatro. O preferivate accendere la televisione all'una di notte per vedere spettacolini di serie b?

E allora bisogna anche provare a guardare senza pregiudizi una versione di "Questi fantasmi!" con sfumature espressioniste, gotiche, più inquietanti della versione originale. Una reinterpretazione che però non tradisce l'essenza del testo originale. Per la questione della lingua credo ugualmente si sia andati un pò oltre. Ho parlato con Massimo Ranieri personalmente della questione e lui si (e mi) chiedeva placidamente: "ma perché uno che guarda la commedia dalla Val d'Aosta non deve capire?". In questa domanda c'è qualcosa che in pochi hanno afferato e di cui il cantattore di Santa Lucia è pregno. Si chiama "umiltà". I grandissimi del passato come Eduardo e Massimo Troisi potevano parlare il dialetto quanto volevano e, forti di una mimica e una comunicatività straordinaria erano certi che il messaggio sarebbe comunque arrivato a destinazione. Ranieri probabilmente in cuor suo sa di non disporre delle stesse doti, sotto questo aspetto. Che poi ho nominato Eduardo, ma lui stesso nelle commedie registrate per la televisione parlava molto meno il dialetto di quanto si vuol far credere. Restando in famiglia, Peppino De Filippo, un altro grandissimo e mai abbastanza celebrato artista che di certo non ha mai lasciato Napoli fuori dalle cose che faceva, scriveva su "Vie nuove"  di aver privilegiato ad un certo punto la lingua italiana per una certa limitatezza del dialetto. Il napoletano per sua natura risulta comprensibile ad una fascia ristretta di pubblico, e così Peppino debuttò al Teatro Olimpia di Milano nel 1954 con un nuovo teatro in lingua. Fu così che contribuì a caratterizzare con le sue idee la vera commedia italiana.

Probabilmente c'è anche un certo snobismo, verso Massimo Ranieri e verso lo spazio che gli viene dato, da parte di addetti ai lavori, teatranti che da decenni vivono su un palco e hanno fatto solo quello. Ranieri sa fare "anche" quello, non sarà un attore fuoriclasse ma di certo non è così terribile come vogliono farci credere. Recita Eduardo con una buona intensità, senza eccessi.

La sua nuova versione di "Questi fantasmi!" scorre bene, le telecamere sono piazzate in modo suggestivo, le musiche del maestro Morricone fanno la loro parte, la regia è efficace senza darsi quasi mai a vedere e gli attori sono tutti a loro agio. I non napoletani non credo abbiano trovato tanto da criticare riguardo questo lavoro. Poi è naturale che a noi partenopei la scena del caffè più italianizzata suoni a mò di televendita e stoni un attimino. Ma ciò non credo valga i pesanti strali lanciati nei giorni successivi alla messa in onda. E occore considerare che gli ascolti, non di primissimo ordine, sono anche lo specchio di un popolo italiano che a teatro ci va poco, se non per i grandi nomi e in età alquanto avanzata.

Massimo Ranieri ha di certo a cuore la sua napoletanità. Ha ridato nuova vita a canzone classiche partenopee con nuove rielaborazioni che ne hanno reso più agevole e appetibile la diffusione alle nuove generazioni. Questo è un merito spesso dimenticato, ma concreto, reale. I nuovi arrangiamenti (naturalmente non curati direttamente da lui ma con la sua onnipresente supervisione) di brani come "Nuttata 'e sentimento", "Rundinella", "'E spingule francese", "'A rumba d' 'e scugnizzi"  e "Luna rossa" sono dei piccoli gioiellini. Quella di privilegiare la lingua italiana per le commedie di Eduardo in tv è una scelta consapevole, mirata a una maggiore diffusione e comprensibilità delle opere. Certo se pensiamo al grande maestro mentre guardiamo le nuove versioni la visione risulterà prevenuta e pregiudicata. Lo sappiamo tutti che "Eduardo è n'ata cosa". Ma proviamo a liberare la mente, proviamo a fruire del prodotto senza fare paragoni e a giudicare senza paraocchi. E scopriremo che l'operazione è un omaggio ben fatto a Napoli, a Eduardo e al teatro, relegato ai margini dalla televisione da diversi anni a questa parte (a proposito, qualcuno sa che fine ha fatto "Palco e Retropalco"?). Con umiltà e impegno massimi da parte di mister Giovanni Calone.

Piccola postilla dedicata alla puntata di "Porta a porta" dedicata alla commedia. E ai teatranti di oggi e di ieri. Credo valga maggiormente la pena di indignarsi quando il dottor Vespa ci propone un'ora e quaranta minuti di gossip, tradimenti da prima pagina, corna, psicologia spicciola, scappatelle omosessuali e altre divagazioni quando invece si poteva parlare finalmente di teatro, di Eduardo e di arte. Con ospiti degni di parlarne. E non ce ne voglia la scatenatissima Sandra Milo, che durante la trasmissione invoca regolarmente la poligamia a intervalli di dieci minuti.

Cristiano Esposito
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lunedì 21 novembre 2011

I legami affettivi nell’era di Facebook secondo Gianfranco Gallo. Al Cilea di Napoli.


Il nuovo lavoro di Gianfranco Gallo, molto atteso, vede finalmente la luce al teatro Cilea di Napoli. “Felici in circostanze misteriose” è una commedia tutta incentrata sul tema del rifiuto verso ciò che è diverso, che spiazza, induce lo spettatore a riflettere per trovare un’interpretazione plausibile. Nell’era della rete universale, in cui tutto è sempre on-line ci conosciamo davvero meglio di prima? Siamo davvero più liberi? O forse siamo solo più soli e chiusi in noi stessi, magari ingabbiati davanti ad un computer? E l’uomo è nato per essere solo per circondarsi di tanti amici?

Francesco, il protagonista della commedia (lo stesso Gianfranco Gallo), vorrebbe che tutti restassero quel che sono anche a distanza di anni, che non cambiassero mai rispetto alla persona conosciuta in origine. Sempre pronto a giudicare, a puntare il dito, vive in un mondo tutto suo in cui però la coerenza scricchiola dal primo all’ultimo quadro della commedia. Ma “la verità non è una sola”, come afferma un pirandelliano Francesco. Quando due suoi amici, la sua futura moglie e una sua zia lo raggiungono a Milano per fargli una sorpresa per il suo compleanno la storia si innesca e la follia lucida di Francesco può attuare il suo piano. L’intenzione è quella di processare amicizie e amori, distruggerli, far pagare ad ognuno i proprio sgarri e le proprie debolezze, sempre travestendosi da giudice supremo e giustiziere al tempo stesso. Ogni personaggio in scena sarà vittima e carnefice, correo di Francesco. Uno alla volta i suoi amici saranno eliminati e costretti “a uscire dalla casa”, con colpi di scena improvvisi e ad effetto. Meglio, per chi andrà a vedere la commedia a teatro, non svelare altro, per non togliere nulla al piacere di scoprire tassello per tassello il complesso mosaico partorito dalla penna (o dalla tastiera, diremmo oggi) di Gianfranco Gallo.

Lo spettacolo, a parte brevi momenti di impasse specie nel primo atto, funziona. Grande merito va anche all’ottimo Massimiliano Gallo, che innesca la risata del pubblico tra una riflessione e l’altra; perfettamente a suo agio anche Patrizio Rispo; brillante Rosaria De Cicco, qui ottima caratterista, nei panni di una grottesca zia, nevrotica e piena di tic. Non sono da meno i più giovani: Martina Liberti, che interpreta la fidanzata di Francesco e Ciro Esposito, il trans con cui il protagonista rientra in casa a inizio rappresentazione. Un originale meccanismo che sterza violentemente ogni ventina di minuti e costringe lo spettatore a ricominciare daccapo. Equivoci, sorprese, spunti di riflessione continui, comicità e ottimo cast. Vale davvero la pena di passare una serata, “diversa”, a teatro.


Cristiano Esposito


Lo spettacolo resta in scena al teatro Cilea di Napoli fino a domenica 27 novembre 2011. Per info consultare il sito www.teatrocileanapoli.it .
  
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sabato 19 novembre 2011

L'amor che non ci fa estinguere, secondo Nando Paone

Nando Paone torna in teatro e porta in scena una commedia di Cetty Sommella da lui stesso diretta. Operazione particolare e coraggiosa questa di “Se ci amiamo non ci estinguiamo”, che spiazza positivamente il pubblico che si aspettava un Paone solo macchiettistico e strambamente divertente, quello del sodalizio con Vincenzo Salemme per intenderci. Qui l’attore napoletano suscita risate ma anche riflessioni di un certo spessore, in una vicenda che a tratti ricorda il ciclo di commedie eduardiane tutte incentrate sugli psicodrammi e sui conflitti familiari (vedi “Sabato, Domenica e lunedì”, “Mia Famiglia” o “Bene mio e core mio”). Commedie amare, in cui spesso di comico resta solo il retrogusto. E’ quello che accade soprattutto nel secondo atto di “Se ci amiamo non ci estinguiamo”.

Franco (Nando Paone) e Milena (Adele Pandolfi) sono due anziani coniugi che vivono ormai stancamente la loro vita, tra medicine, televisione e solitudine. In una sera come tutte le altre, davanti ai soliti programmi televisivi, Franco ha un virgulto di vitalità e decide di rompere gli schemi, stanco di vivere come un vecchio. Dopo diversi tentennamenti Milena decide di assecondarlo, prima per amore e poi anche per sua convinzione. Ed ecco che i due si lasciano andare a “trasgressioni” come un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino, una vaschetta di gelato, un sigaro. Arriva il confronto con i giovani, i loro figli in questo caso. Luca (Biagio Musella), ragioniere nevrotico, crede che il padre sia ormai malato di Alzheimer e chiama la cugina (Anna Cimmino) per un’inutile visita. Luisa (un’ottima Annarita Vitolo), altrettanto nervrotica e in psicanalisi da molti anni, ci aggiunge la notizia di essere incinta di un uomo che non è suo marito. Franco provoca i suoi figli, prova a smuoverne le coscienze ma ne otterrà solo confessioni di disagio e disistima di vecchia data. Ci si accusa a vicenda di non essere buoni figli e buoni genitori.

Ma è la rivalsa dei vecchi sui giovani, in una situazione ribaltata dove sono i genitori che tagliano (o provano a tagliare) il cordone ombelicale, che gridano la loro solitudine e il loro desiderio di non morire prima del tempo. La leggerezza del primo atto muta in uno spessore ben diverso nel secondo, ed è lì che godiamo di un grande interpretazione di Nando Paone. “Un padre, per essere un buon padre, deve avere dei buoni figli”; ma in ogni caso è l’amore che garantisce la sopravvivenza della specie, che fa girare il mondo, che non ci fa sentire soli, che insomma ci da un senso e ci fa esistere.


Cristiano Esposito
18 / 11 / 2011
 
 
Lo spettacolo resta in scena al teatro Delle Palme di Napoli fino a domenica 27 novembre 2011. Per info consultare il sito www.teatrodellepalme.it

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