giovedì 14 marzo 2013

La partita della vita: "La nostra unica fede", in scena al Piccolo Bellini di Napoli


Uno spettacolo semplice, compresso, che induce diversi spunti di riflessione come flash in una notte qualunque fuori ad uno stadio San Paolo buio e deserto. Ed invece la vicenda è ambientata nel giorno della finale, della partita che sublima una stagione di lotte, tafferugli e sudore. Tre tifosi. La partita più importante. Tre biglietti che non arrivano. La squadra, il campo, la trasferta, la fedeltà ai propri colori. “La nostra unica fede” è tratto da scritti di autori inglesi come Keeffe, Hornby, Hooper e Welsh. Spesso i problemi della classe operaia si fondono con la passione smodata per il calcio, che a tratti fa perdere di vista la reale scala di priorità nella vita oppure fa mettere tutto nelle mani di una “famiglia” che, quella sì, mai potrà tradirti o abbandonarti. Marco Mario De Notaris, Giampiero Schiano e Tonino Taiuti mettono in scena la travolgente tragicomicità della passione calcistica, dell’attesa per una vittoria che può durare anche anni e che può non arrivare mai, rinnovata dopo ogni sconfitta egualmente come dopo ogni vittoria. Un linguaggio universale quello dei tifosi accaniti, cosa che rende relativamente semplice trasferire a Napoli i personaggi senza tradire i modelli originali. Il calcio e il tifo si dimostrano valida metafora per parlare di operai, politica (illuminante il parallelo col comunismo), lavoro, sempre in un’atmosfera di luci crepuscolari, al di qua del muro da abbattere e osservato con occhi sognanti, perché “è bello far parte di qualcosa, essere uniti, non come in fabbrica”. Ma i tre protagonisti restano fuori, mentre la storia la stanno scrivendo là dentro, senza di loro. Il calcio in realtà non ha bisogno di noi, al massimo solo dei nostri soldi. Noi però in qualche modo dobbiamo pur sfogare, e “voi non ci potete ignorare”. Altrimenti sfondiamo i cancelli.
La regia dello spettacolo, in scena fino a domenica 17 marzo 2013 al Piccolo Bellini di Napoli, è di Simone Petrella.


Cristiano Esposito
 
                                                   
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