martedì 5 marzo 2013

L'amor che non ci fa estinguere, secondo Nando Paone e Cetty Sommella

Nando Paone torna in teatro splendido protagonista di una commedia di Cetty Sommella da lui stesso diretta. Un testo particolare e lucidamente coraggioso questo “Se ci amiamo non ci estinguiamo”, che spiazza positivamente il pubblico che si aspettava un Paone solo macchiettistico e strambamente divertente, quello del sodalizio con Vincenzo Salemme per intenderci. Qui l’attore napoletano suscita risate ma anche riflessioni di un certo spessore, in una vicenda che a tratti ricorda il ciclo di commedie eduardiane tutte incentrate sugli psicodrammi e sui conflitti familiari (vedi “Sabato, Domenica e lunedì”, “Mia Famiglia” o “Bene mio e core mio”). Commedie amare, in cui spesso di comico resta solo il retrogusto. E’ quello che accade soprattutto nel secondo atto di “Se ci amiamo non ci estinguiamo”. Una rappresentazione comica ma al tempo stesso fortemente venata di malinconia, un’analisi spietata di una famiglia come tante altre. 

Franco (Nando Paone) e Milena (Adele Pandolfi) sono due anziani coniugi che vivono ormai stancamente la loro vita, tra medicine, televisione e solitudine. In una sera come tutte le altre, davanti ai soliti programmi televisivi, Franco ha un virgulto di vitalità e decide di rompere gli schemi, stanco di vivere come un vecchio. Dopo diversi tentennamenti Milena decide di assecondarlo, prima per amore e poi anche per sua convinzione. Ed ecco che i due si lasciano andare a “trasgressioni” come un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino, una vaschetta di gelato, un sigaro. Arriva il confronto con i giovani, i loro figli in questo caso. Luca (Biagio Musella), ragioniere nevrotico, crede che il padre sia ormai malato di Alzheimer e chiama la cugina (Anna Cimmino) per un’inutile visita. Luisa (un’ottima Annarita Vitolo), altrettanto nervrotica e in psicanalisi da molti anni, ci aggiunge la notizia di essere incinta di un uomo che non è suo marito. Franco provoca i suoi figli, prova a smuoverne le coscienze ma ne otterrà solo confessioni di disagio e disistima di vecchia data. Ci si accusa a vicenda di non essere buoni figli e buoni genitori.

E’ la rivalsa dei vecchi sui giovani, in una situazione ribaltata dove sono i genitori che tagliano (o provano a tagliare) il cordone ombelicale, che gridano la loro solitudine e il loro desiderio di non morire prima del tempo. In fondo durante tutta la vita occorre soffrire e rischiare per essere felici, la vita è vita ed in questo uguale per tutti. Franco e Milena desiderano solo non morire già morti, non tradire la vita per colpa della morte che pure dovrà arrivare. La vecchiaia, quella indotta e non quella biologica, uccide prima del tempo se ci si lascia andare. La leggerezza del primo atto muta in uno spessore ben diverso nel secondo, ed è lì che godiamo di un grande interpretazione di Nando Paone. Ad un tratto la percezione è che i figli, con le loro nevrosi e i loro isterismi, siano messi peggio degli anziani genitori, anche se ognuno pensa che siano gli altri a non stare bene. “Un padre, per essere un buon padre, deve avere dei buoni figli”; ma in ogni caso è l’amore che garantisce la sopravvivenza della specie, che fa girare il mondo, che non ci fa sentire soli, che insomma ci da un senso e ci fa esistere nonostante tutto il male che c’è. Doveroso e commovente l’omaggio finale allo scenografo Tonino Festa, appena scomparso.

Cristiano Esposito
 
                                
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