mercoledì 6 marzo 2013

“Sogno e son desto”: l’inno alla vita di Massimo Ranieri all’Augusteo di Napoli


Un artista straordinario, per il quale il tempo non passa mai e si fa strada il dubbio che ci sia da qualche parte nascosto a Santa Lucia, rione di Napoli da cui proviene, un ritratto ad invecchiare al posto suo. Un affetto smisurato e incondizionato quello del pubblico napoletano per Massimo Ranieri, che all’entrata in scena prende applausi e ovazioni come se le due ore di esibizione fossero appena trascorse e non stessero per iniziare. Tutto giustificatissimo per un artista vero, come ce ne sono sempre meno, che porta alto il nome di Napoli in Italia e nel mondo. Una voce eccezionale e una capacità di vivere e trasmettere le canzoni che interpreta, rendendole ancora più suggestive ed emozionali: più belle insomma. E la sensazione, spettacolo dopo spettacolo, è che potrebbe cantare qualunque cosa con un talento così. 

Il recital “Sogno e son desto - Chi nun tene coraggio nun se cocca ch’e femmene belle”, scritto a quattro mani con Gualtiero Peirce, gira l’Italia con successo dal 2009 evolvendosi ed arricchendosi sera dopo sera. Il “cantattore” napoletano, dopo un doveroso omaggio a Lucio Dalla nel giorno del suo settantesimo compleanno, inizia col celebrare con intensità poetica il coraggio degli "ultimi", di chi vive una vita umile, normale, costretto a barcamenarsi tra le mille difficoltà quotidiane. E talvolta ne esce sconfitto, ma sempre con dignità e coraggio di sognare, come lo “Zappatore” di Libero Bovio e Ferdinando Albano. Si prosegue raccontando la vita e l’amore con canzoni e monologhi degli artisti più disparati: Claudio Baglioni, Luigi Tenco, Roberto Murolo, Antonello Venditti, Renato Carosone, Charles Aznavour, Lucio Battisti, Nino Taranto, Fabio Concato , Salvatore Di Giacomo, Domenico Modugno, Giorgio Gaber, Pino Daniele (splendida la versione di “Je so’ pazzo”) e Fabrizio De Andrè. Non mancano momenti poetici con i versi Shakespeare e Alda Merini e divertenti aneddoti di vita personale e artistica di Massimo Ranieri.

Arrangiamenti illuminanti, sempre freschi e godibili (gli stessi che gli hanno permesso negli ultimi anni di riportare in auge le canzoni della tradizione classica partenopea) accompagnano la sua voce calda: ma come detto Ranieri non si limita a cantare, vive i brani che esegue, li recita, li interpreta e impersona. Il tutto arricchito da divertenti digressioni da cui estrapolare sempre qualche buon insegnamento figlio dell’antica saggezza napoletana. Massimo Ranieri avverte, e come non potrebbe,  il calore dei suoi concittadini e ringrazia con decine di inchini, regalando come bis i brani più amati come “Se bruciasse la città”,“Rose rosse”, “Erba di casa mia” e l’immancabile “Perdere l’amore”. Ottimo il disegno luci, parte integrante della magia dello spettacolo, e di gran talento i musicisti, con i fiati di Donato Sensini e le chitarre di Max Rosati una spanna sopra gli altri.

Cristiano Esposito
 
                               
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